votare NO
Le ragioni del NO al Referendum. di Franco Bartolomei

La divisione strutturale della Magistratura in organismi distinti tra giudicanti e inquirenti non risponde ad alcuna esigenza di speditezza nella confusione delle istruttorie e dei processi , come viene propagandisticamente sostenuto .
Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto senza problemi con una semplice specializzazione delle preparazioni professionali dei Magistrati , successiva ad una loro autonoma scelta interna di carriera , o ad eventuali esami di passaggio di funzioni , senza dividere organicamente la Magistratura .
In realtà ‘ il vero obiettivo programmatico di questa riforma Nordio e’ quello di arrivare a togliere alla Magistratura il controllo di legittimità sulla azione della polizia giudiziaria, e sulla attività dei servizi di sicurezza, e di porre la Magistratura inquirente sotto la diretta gestione dell ‘ esecutivo nella gestione dell ‘ azione penale .
Per arrivare a questo e’ necessario , prima indebolire e dividere la Magistratura e successivamente addomesticare la Corte Costituzionale facendola diventare di fatto una espressione del sistema politico , pronta ad accettare lo svuotamento del sistema costituzionale della divisione dei poteri.
E’ assolutamente evidente che una magistratura inquirente come soggetto autonomo sarebbe molto più debole nel rapporto con gli altri organi costituzionali , e non reggerebbe un potere autonomo così rilevante come l ‘ impulso e il controllo di tutta l’ azione penale e la direzione della conseguente attività istruttoria in tutti i settori sensibili delle complessive competenze della ‘ intero Stato Ordinamento .
Questa divisione costituzionale della Magistratura finirebbe quindi per favorire il disegno chiaramente ideologico e autoritario del governo , e del centrodestra ,di abbandonare l ‘ obbligatorietà della azione penale e riservare alla discrezionalità dell’ esecutivo i poteri di gestione della azione penale , e soprattutto di gestione delle attività di indagine , con riferimento particolare a quelle preliminari .
Inoltre con la divisione verrebbe a cessare la strutturale uniformità di interpretazione normativa in sede giurisprudenziale che costituisce una garanzia della uniformità delle valutazioni dei giudici, e si aprirebbe la strada a rischiosissime divergenze interpretative , quando le attività di indagine riservate alla Magistratura inquirente non implicano affatto sotto alcun profilo una differenziazione nelle interpretazioni sulla portata delle norme giuridiche sotto il profilo del merito .
Per questo e’ assolutamente necessario votare No al Referendum, e respingere in tal modo il progetto autoritario delineato dalla riforma Nordio/Piantedosi/Meloni.
Franco Bartolomei, Coordinatore nazionale di “Risorgimento Socialista”
Il garantismo non c’ entra, stavolta tocca votare no. Non siamo al referendum del 1987, ben altre sono le condizioni politiche. di Luca Cefisi

Se avessi avuto dubbi su come votare, i Fratelli mi hanno convinto definitivamente.
Voto No, che il principio della separazione delle carriere, giusto in astratto, non è francamente così cruciale in concreto se avulso da un’azione generale ispirata da una cultura e un’etica di “libertà per davvero”.
Oggi questo principio è strumentalizzato per sostenere le ben note pulsioni forcaiole, del resto ogni arma ha sempre un doppio taglio, è buona o cattiva a seconda del contesto e dell’uso che si intende farne. E questi qua non recitano neppure più la parte dei garantisti farlocchi e classisti dei tempi berlusconiani, quando l’invocazione ipocrita delle garanzie per il cittadino imputato, pur pelosa per ragioni e circostanze, tanto accorata per certuni ma flebile o distratta per certi altri, gli sfigati che non potevano neppure permettersi un falso in bilancio, era perlomeno un residuo omaggio alla virtù.
Quello che si vuole affermare oggi è un’agenda politica precisa di prevalenza del potere esecutivo, e il diritto ne è appena il pretesto, nella convinzione di piegarlo al potere. Le scelte politiche si fanno nelle condizioni storiche date: raccontarsi che siamo ancora nel 1987, in altri tempi, altri referendum e altri schieramenti, significa non cogliere i tempi in cui stiamo vivendo. E non conviene dimenticarsi che ogni sistema giuridico riflette sempre i rapporti di forza reali. Ma, grazie all’ufficio propaganda dei Fratelli, raramente un programma fu più chiaro e inequivocabile: ed a questo, qui ed ora, occorre reagire.
Luca Cefisi
Le ragioni del nostro NO. di Roberto Biscardini

L’orientamento prevalente per il referendum giustizia.
A marzo o ad aprile si andrà a votare per il referendum sulla giustizia. Un referendum divisivo, che presenta sia aspetti molto tecnici ed altri di natura più politica.
Se nel merito la proposta di riforma può essere largamente condivisa, considerando peraltro che alcuni di noi e molte forze politiche anche del centrosinistra hanno per anni sostenuto non solo la separazione delle carriere dei magistrati, ma anche lo sdoppiamento del CSM, l’elezione di una nuova Corte di Giustizia in materia disciplinare e, in sintonia con altri ordinamenti europei, il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, più rilevante appare ormai l’aspetto politico.
Sul piano politico la proposta va rigettata con un voto contrario.
Per prima cosa per una questione di metodo: non è vero che la carta costituzionale non è modificabile, ma per stare allo spirito che la ispirò, le modifiche dovrebbero essere il frutto di una condivisione e di una discussione larga tra tutte le forze politiche, anche tra schieramenti politici diversi. Ciò non è avvenuto, nonostante sulla materia, ci fossero, in ragione del dibattito degli ultimi decenni, tutte le condizioni per poterlo fare. Il governo e la sua maggioranza non hanno voluto condividere la riforma con le opposizioni. E così il confronto ora è tutto oltre il merito.
Da una parte l’arroganza del governo che vive questa riforma come una sua personale bandiera ideologica e di posizionamento, e dall’altra la sinistra che a questo punto si trova costretta a rappresentare quella parte di opinione pubblica che vuol far sentire la propria voce contro un governo di destra-destra, espressione della regressione democratica del paese.
Su ogni cosa. Sul terreno dei diritti di libertà e di espressione dei cittadini (vedi il decreto sicurezza); sul terreno della propria autonomia in politica estera perché prevalga la cultura della pace e dei diritti anziché la cultura della guerra e del riarmo; sul terreno della giustizia sociale e fiscale per una più equa redistribuzione della ricchezza, per la difesa della dignità del lavoro e delle retribuzioni; un governo che continua ad impoverire il ceto medio e i più poveri a vantaggio dei ricchi e delle rendite.
In questo quadro, il principio di precauzione impone un’ulteriore riflessione. Il combinato disposto tra i due nuovi decreti sicurezza e la riforma della giustizia apre infatti uno spazio di rischio che non può essere ignorato. Rafforzare il potere dell’esecutivo mentre si interviene sull’assetto della magistratura significa indebolire gli argini istituzionali che dovrebbero limitare l’uso politico dei decreti e in assenza di adeguate garanzie diventa più facile per il Governo utilizzare la magistratura come strumento di legittimazione di provvedimenti repressivi, antidemocratici e potenzialmente incostituzionali. È un rischio concreto, non teorico: quando norme emergenziali e riforme strutturali si sommano, la possibilità di abuso cresce esponenzialmente. Per questo il NO assume anche il valore di una scelta prudenziale a tutela dello Stato di diritto.
In questo clima i Sì saranno interpretati dai partiti di maggioranza come un segnale di piena approvazione dell’azione del governo, al di là del contenuto della riforma e indipendentemente dalla profonda insoddisfazione che l’opinione pubblica nutre comunque nei confronti della magistratura. I No misureranno il sentimento di quella parte del paese schierata contro l’azione del governo, per un cambio di rotta rispetto ai tentativi di demolire la nostra democrazia.
Queste le ragioni del NO e la posizione politica della nostra associazione, che continua comunque a non condividere la tesi sull’immodificabilità della nostra Costituzione. Anzi, come alcuni di noi hanno sostenuto in passato, persino riformabile in toto, in ragione del bisogno di coinvolgere l’intero paese per una nuova legittimazione democratica della Carta in una società profondamente cambiata dal 1948, ma anche per fare giustizia dei tanti cambiamenti che in tutti questi anni di fatto l’hanno progressivamente modificata e stravolta, senza che questa questione venisse politicamente affrontata.
Quindi contro le modifiche a pezzi e per ragioni di pura propaganda politica come questa, ma modificabile con una procedura alta, quella che alcuni di noi hanno studiato con Giuliano Vassalli, pochi anni prima che ci lasciasse, e che ci portò alla presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare per l’elezione di una nuova Assemblea costituente.
Roberto Biscardini, Presidente dell’Associazione “Socialisti in Movimento”
Referendum, perché votare No anche turandosi il naso, senza se e senza ma! di Antonio Caputo

Spassionata riflessione nel mezzo di una notte di inverno con la galaverna su per li rami . Di un anziano giurista. Sine ira ac studio.
Uno dei punti piu’ problematici , “incostituzionali” nel senso di confliggere in se’ e per se’ con principi fondamentali del costituzionalismo e del diritto fondamentale alla difesa ,della riforma Nordio sta nel funzionamento dell” Alta corte chiamata a decidere sugli illeciti dei magistrati .
La riforma prevede la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Le sentenze di primo grado emesse dall’Alta Corte saranno appellabili solo davanti alla stessa Alta Corte, ma in una composizione diversa da quella che ha emesso la decisione iniziale. Le sentenze dell’Alta Corte non saranno per come è scritto il testo impugnabili in Cassazione, derogando al normale meccanismo costituzionale. Un mostro . Fattispecie di appello giuridicamente ” inesistente” secondo una plurisecolare dottrina e giurisprudenza . Ignorata e trasfigurata dai rottamatori . Come se lo stesso giudice che ti ha processato ti processasse una seconda volta quando tu impugni la sua decisione . A proposito di terzieta’!Sarebbe un appello, ma con una composizione dei giudici diversa rispetto al primo grado.
Motivi ammessi: L’appello sarà possibile anche per motivi di merito, non solo di legittimità.
Limitazione: L’impugnazione non sarà dunque ammessa davanti alla Corte di Cassazione, in deroga sfacciata dell’articolo 111 della Costituzione.
Questo sistema è pensato per rendere il procedimento più snello e autonomo ( sic!) La legge ordinaria definirà nel dettaglio gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi e le procedure per il funzionamento dell’Alta Corte. Ergo la maggioranza del momento.oltretutto frutto di leggi elettorali ben poco rispettose del principio di liberta’ e eguaglianza di ciascun voto e di rappresentativita’. Diniego di giustizia ! In altro ambito di giurisdizione ” disciplinare” quella degli avvocati,ad esempio , le sentenze del CNF consiglio nazionale forense sono impugnabili in Cassazione ,ovviamente sempre per violazione di legge ex art.111 costituzione . Impugnazione, inesisente, negata ai magistrati. Mal si concilia un tale impianto con la difesa dello stato di diritto e del principio stesso di separazione dei poteri .
In base all’errato presupposto che chi ha vinto le elezioni può tutto, la riforma costituzionale è stata prepotentemente imposta dalla maggioranza e con un testo nemmeno discusso e non condiviso da un più largo schieramento parlamentare, consentendo poi che si intervenga, con legge ordinaria, a colmare “i vuoti” che, ad arte, sono stati provocati. Ciò vale innanzitutto per quel che riguarda la formazione dei due Consigli Superiori della magistratura, ma soprattutto dell’Alta corte disciplinare.
Infatti, i rappresentanti politici nei due CSM e nell’Alta corte saranno sorteggiati in una rosa di candidati preselezionata secondo criteri da stabilirsi con legge ordinaria, dunque secondo i desiderata delle maggioranze politiche che, di volta in volta, si verranno a determinare. Non è certamente arbitrario ipotizzare che “la rosa” sarà formata da soggetti tutti espressione dello schieramento al potere (o comunque certo ad esso non ostili), di modo che, all’interno dei due Organi, vi sarà una pattuglia compatta di soggetti esecutori delle direttive delle rispettive segreterie partitiche . Se lo scopo dichiarato era quello di spoliticizzare il CSM, l’effetto sarà opposto: il peso specifico dei rappresentati politici potra’ risultare di gran lunga maggiore e più incisivo. Se altro proposito enunciato era quello di scardinare una giustizia disciplinare domestica – cioè di autogoverno anche nelle funzioni disciplinari – che si ritiene troppo indulgente, l’effetto potra’ essere quello di costituire un organo che eserciterà un improprio controllo della politica sull’operato di quei magistrati ritenuti scomodi.
L’uso politico della giustizia sarà dunque molto più agevole e quasi istituzionalizzato. Giudizio altrettanto negativo deve esprimersi sulla separazione delle carriere. Oltretutto un CSM di soli Pubblici Ministeri assumerà un potere autoreferenziale di guida e condizionamento ben maggiore dell’attuale. Poiché dunque riesce difficile credere che si tratti di una riforma puramente di facciata, è legittimo ipotizzare che la finalità sia altra. Infatti, anche senza manomettere ulteriormente la Costituzione, si può (ancora una volta con legge ordinaria operante nei varchi aperti dalla “riforma”) legare il Pubblico ministero all’Esecutivo e, per esso, al ministro di Giustizia.
Se il PM, invece che esserne guida, diviene la proiezione processuale della Polizia ( che fa capo all’esecutivo), smetterà di essere il primo controllore dell’operato di quest’ultima, svestirà l’abito di parte imparziale che pur gli assegna il codice, avrà difficoltà a chiedere l’assoluzione dell’imputato pur in presenza di contesti dibattimentali che ciò suggerirebbero. Limitando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale,peraltro gia’ in crisi, gerarchizzando gli uffici di Procura, magari anche creando un Procuratore nazionale sull’esempio del già esistente Procuratore antimafia, ma con ben più penetranti poteri (anche di avocazione), sarà agevole per una maggioranza parlamentare – quale che sia! – esercitare, con una semplice legge ordinaria, il controllo, nemmeno tanto indiretto, sulla promozione dell’azione penale, che già alcuni auspicano sia ancor piu’ discrezionale e che di fatto spesso gia’ lo e’ e non più obbligatoria. E allora il giudice potrà anche conservare la sua solipsistica indipendenza, ma giudicherà solo quei fatti e quelle persone che un PM sapientemente gli sottoporrà.
Sembra superfluo sottolineare (anche perché è già stato fatto da più parti) che le nuove norme non velocizzeranno gli interminabili iter processuali, non limiteranno gli errori giudiziari, non tuteleranno maggiormente le persone offese dai reati, né daranno maggiori spazi alle strategie difensive. Mentre l’avvocatura soprattutto dei poveri e più deboli continuerà ad avere armi sempre piu’ spuntate. Viceversa, l’effettiva divisione dei poteri verrà a essere significativamente insidiata, se non compromessa perché si consentirà al potere esecutivo di esercitare controllo di fatto sul giudiziario. E la democrazia liberale, senza la separazione dei poteri, non è più democrazia. Una riforma che certo non serve ai cittadini che non vogliono acriticamente difendere la Magistratura, ma invocano una Magistratura in grado di difenderci da soprusi e ingiustizie.
Dopo la fine ingloriosa della influencer Ferragni sarei cauto nei panni degli orchestratori della c.d. campagna referendaria nel fare uso di nani e ballerine ( espressione che porta sfortuna , Craxi docet) nel cercare di spingere al voto . Persone trattate come oggetto di propaganda da supermercato . Non e’ il massimo della fiducia nel senso civico e di autodeterminaziione di chi , popolo sovrano solo enfaticamente, ha l’onere , l’onore e il titolo, uno per uno, senza leggere un volantino di slogan, di farci sapere se vuole o no cambiare una costitizione che troppo poche persone conoscono e praticano e cercano di far conoscere . Il referendum sia una grande scuola di educazione civica costituzionale !
Avrei preferito un referendum sulla legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario pacato con argomenti preceduti da previa conoscenza dei contenuti , in luogo di un tifo sguaiato alimentato quasi sempre da chi o non ne conosce risvolti finalità e contenuti o cerca comunque di strumentalizzare il voto per fini diversi da un si o un no ad una legge che, come non molti sanno e come molti non ne comprendono le implicazioni, modifica la costituzione . Un assetto che, bene o male, ha consentito alla magistratura italiana nel suo insieme di dare sostanza al principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge che una magistratura indipendente puo’ essere in grado di potere garantire .
Avrei preferito una legge di riforma che non fosse prodotto della sola maggioranza di governo , riedizione del riformismo acostituzionale all’italiana a colpi di maggioranza, gia’ bocciato dal popolo referendario nel 2005 e nel 2016. Che sovverte il principio della sovranità popolare . Siamo dinanzi a una legge che, si dice, separa carriere gia’ separate ( riforma Cartabia ).
Avrei preferito maggiore chiarezza sulla questione ovvero sulle questioni. E’ proprio vero che lo schema, solo teorico, in quanto il rito accusatorio immaginato dal legislatore del 1989 e inattuato, pur ripreso quale principio dall’art. 111 costituzione, richiede necessariamente carriere separate di giudici e pm con due distinti ordinamenti? O non e’ piuttosto preferibile per un corretto e armonico funzionamento del sistema, consentire coordinare una osmosi proattiva delle diverse funzioni degli operatori del processo, ovviamente da non sovrapporre, avvocato, giudice, pm, sin dalla formazione comume e poi nel corso delle attività?
Avrei preferito che si fosse evitata la demonizzazione a prescindere delle correnti della magistratura associata . E che non si ritenesse il sorteggio panacea dei mali endemici della nostra italietta, dalla raccomandazione al favore illecito ( se non altro moralmente dopo l’ abolizione dell’ interesse privato in atti di ufficio e a cascame di abuso d’ufficio e traffico di imfluenze) . E’ ragionevole pensare se non ovvio che le correnti sopravviverebbero al sorteggio o si ricompatterebbero , mentre i mali endemici permarrebbero comunque , anche col concorso dei c.d. componenti laici( che tanto laici non sono provenendo dalle fila di operatori giuridici , avvocati e docenti di materie giuridiche). Avrei preferito che la raccolta delle firme da parte dei 15 richiedenti un referendum gia’ ammesso fosse iniziata subito dopo la pubblicazione della legge e non dopo la pubblicazione del quesito referendario ad opera dell’ ufficio centrale della Cassazione . Tanto premesso, un primo moto di estranazione/ rigetto rispetto al clima torbido del tifo alimentato da media e tv mi spingerebbe lontano dall’urna , in una solitudine epicurea, sola possibile pace con se stessi. Sopravviene tuttavia istintivamente e prevale il rifiuto di una legge di riforma scombiccherata e intimamente riduttiva della autonomia e indipendenza della magistratura nel suo complesso, risorsa preziosa, ma anche conquista che ciascun magistrato deve guadagnarsi sul campo, per i cittadini piu ‘ deboli e prevalentemente umiliati e offesi anche nelle aule di giustizia. E allora, che vi dico?
Turatevi comunque anche il naso se necessario e votate No.
Antonio Caputo ( presidente Federazione italiana circoli Giustizia e Liberta’)
Perché ho aderito al Comitato Socialista per il NO. di Roberto Finessi

La difesa della nostra Costituzione che caratterizza i pilastri fondanti della nostra democrazia, che trovano, appunto, linfa proprio dai suoi articoli nella prima parte, sono un ulteriore atto patriotico, l’ennesimo regalo dei padri costituenti, per sentirci cittadini dello stesso paese: l’Italia.
Difendere la Costituzione Repubblicana, non è di destra o di sinistra è compito di tutti noi e chi dice che è roba da “poveri comunisti” non ha capito nulla e con una frase del genere si pone fuori dallo spirito costituente, ma comunque è tutto, ma non un patriota. A differenza di molti membri della mia famiglia di origine, che sotto il fascismo e l’occupazione nazifascista, hanno subito soprusi, dolore, morte, semplicemente per la loro fede socialista e per una lontana appartenenza alla diaspora sefardita, ciononostante non fossero, osservanti di nessun credo religioso: innocenti perseguitati ingiustamente, come moltissime famiglie italiane.
Ebbene a differenza di loro, in questi quasi 80 anni della mia vita, io ho potuto leggere e studiare come ho voluto, dichiararmi non credente senza essere perseguitato e militare politicamente nella sinistra storica di questo mio paese, essere iscritto a un sindacato… un privilegio che mio nonno paterno non ha avuto, morto a seguito di botte e olio di ricino, un invalido alla fine morto lasciando in balia del regime mia nonna e le sue due figlie e i fratelli e i cugini di mia nonna rimasti chi lo sa dove, in qualche fossa comune o qualche forno in Polonia e suo fratello più giovane sopravvissuto (un miracolo) alla famigerata scalinata di Mauthausen.
Proprio per tutto questo io mi sento una sorta di partigiano della Costituzione; sarò sempre attento a difendere la nostra democrazia, che, come diceva Pertini: “È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature”.
L’autonomia della magistratura è sempre stata osteggiata dalle forze più reazionarie del paese: da subito! Come pure gli organi di controllo e veto, prerogativa sia della Corte dei Conti come del CSM e del Presidente della Repubblica. Credo che il primo governo di destra-destra di questo paese, voglia trasformare la nostra democrazia in una sorta di democratura all’UNGHERESE ED È PER QUESTO CHE L’OSTACOLO PRIMCIPALE È LA NOSTRA COSTITUZIONE.
Bisogna che ci si debba mobilitare per contribuire a fermare questa deriva; dobbiamo andare a votare e votare NO. IO VOGLIO METTERCI LA FACCIA FINO IN FONDO, ed è per questo che come socialista aderirò al “Comitato Socialista per il NO Referendun 2026”.
Roberto Finessi
Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, ma metterli alle dipendenze di un potere autoritario. di Andrea Pisauro

Il referendum sulla riforma della magistratura proposta dal governo Meloni sembra venire colto da una parte della sinistra moderata come un’occasione per marcare una distanza dalla leadership e dal baricentro della coalizione progressista.
C’è in pratica una vulgata che pare voler dire che con Schlein il PD si è spostato troppo a sinistra e che una sinistra matura, garantista e, si aggiunge, riformista, (quasi che Schlein proponesse di assaltare Palazzo Chigi con trecentomila bolscevichi) dovrebbe cogliere l’occasione di votare a favore della riforma di Meloni in quanto la riforma Nordio sarebbe garantista, e anzi, a dire di alcuni, perfino progressista.
Peccato che nella politica italiana nulla sia mai come sembra, e in questo gioco di specchi si finisce spesso per perdere di vista l’essenziale.
Si dice che la riforma sia sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma questo semplicemente non è vero. Una serie di riforme iniziate con quella Vassalli del 1989 per il giusto processo per finire con quella Cartabia del 2021, votata da una larghissima maggioranza in Parlamento, hanno progressivamente e inesorabilmente separato le carriere della magistratura inquirente e giudicante.
Allo stato i magistrati devono scegliere in modo definitivo se essere giudicanti o inquirenti e gli è consentito un unico ripensamento entro i primi 10 anni della loro carriera, peraltro cambiando distretto. Di fatto, questa norma ha azzerato i cambi di carriera (l’anno scorso hanno usufruito di questa unica residua possibilità che va intesa a garanzia dei cittadini – perché obbligare a continuare a fare il pm chi ha capito di voler fare il giudice? – meno dell’1% dei magistrati, ovvero solo i più giovani a inizio carriera).
Quello di cui si decide in questo referendum è la separazione della governance della magistratura, con la triplicazione degli organismi di autogoverno, e in particolare del nodo di come ne vengono selezionati i rappresentanti, in cui si passerebbe dal metodo democratico attualmente in vigore, a quello del sorteggio, ovvero del caso.
Si può pensare quello che si vuole su quanto separate debbano essere le carriere dei magistrati (per chi scrive, giusto lo siano, esattamente come lo sono ora) ma spero ci troveremo tutti d’accordo che il metodo democratico è ancora il migliore possibile, o, parafrasando Churchill, il peggiore possibile, fatta eccezione per tutti gli altri, incluso il sorteggio.
Tornando poi al nocciolo della questione, esiste un’enorme questione democratica che attraversa tutto il mondo libero, che riguarda sostanzialmente la tenuta della democrazia liberale sotto attacco precisamente dall’estrema destra alleata della Meloni. E’ vero negli Stati Uniti, dove i golpisti sono al governo e stanno letteralmente archiviando diritto nazionale e internazionale, e con esso l’ordine mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale, ma rischia di essere presto vero anche in paesi come il Regno Unito, la Francia e la Germania, dove forze di natura dichiaratamente fascista se non proprio dichiaramente neonazista, propongono ricette populiste e reazionarie e sono oggettivamente alleate di Putin e della sua combriccola autoritaria.
La Meloni null’altro è che il riferimento italiano di questa internazionale autoritaria, che, un pochino alla volta, con sapienti passetti indietro in mezzo a molti passi avanti, sta picconando le libertà individuali (decreti sicurezza e una lunga storia di giustizialismo, da Bibbiano ai giorni nostri), l’assetto costituzionale del 1948 (con questa riforma che lei intende come un modo per mettere in riga la magistratura e con i progetti di riforma elettorale volti a rafforzare il capo del governo a scapito del Parlamento), il diritto internazionale (che “conta solo fino a un certo punto” come dice il suo ministro degli esteri) e anche l’unità europea, con i suoi consueti e sistematici ammicamenti a Trump che annacquano ogni passo verso l’integrazione. Se vincesse il referendum procedera’ rapidamente a fare approvare una riforma elettorale che riduce il potere di scelta degli elettori e poi ci chiamerà tutti al voto per farsi dare un bel mandato a continuare a schierare l’Italia nel campo dell’internazionale nera, pronta a ispirare Farage e Le Pen e a fare contento Trump. Dunque se si vota una riforma della Meloni perché la Schlein sarebbe un po’ troppo di sinistra, probabilmente e’ vero l’opposto. Lo si fa o perche’ si e’ un po’ troppo di destra, o perche’ non si e’ capito quasi nulla del mondo in cui si vive che richiede di fare tutti la propria parte per arginare il ritorno del fascismo su scala globale.
Non è dunque il caso di perdersi in tecnicismi. Il grande dirigente socialista Rino Formica, un garantista a 48 carati, oggi editorialista di Domani ha scritto con grande sintesi quel che c’e’ da pensare e da dire sulla riforma costituzionale e le ragioni del no, meglio di quanto sarei capace di fare io, e dunque vi invito a leggerlo nella sua essenzialità.
“Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere. Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. È aprire gli occhi: oggi è in atto una tendenza a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi e i nostri figli. Il momento del risveglio arriva sempre. Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo. Il voto di New York ci ha dato una lezione: aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti. Il no al nostro referendum va spiegato bene . Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario. Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico. Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica; o non si è. Una valanga di no alle riforme fantasma del governo indicherà l’inizio del risveglio nazionale.”
Quindi forza con la campagna per il NO e buon risveglio nazionale a tutti noi insieme al compagno Formica.
Andrea Pisauro
Le ragioni del voto per il NO al referendum di Risorgimento Socialista. di Franco Bartolomei

Votare No alla separazione delle carriere significa difendere l’equilibrio costituzionale. La riforma Nordio indebolisce la magistratura, riduce i controlli sull’esecutivo e apre a una deriva autoritaria, confermata anche dalle critiche al decreto Sicurezza.
Le ragioni del voto per il NO al referendum
Votare No al referendum sulla separazione delle carriere è ormai una necessità democratica.
Siamo infatti di fronte a una riforma che rappresenta una parte importante del disegno più generale di ristrutturazione tecno-autoritaria dei moderni Stati liberisti a trazione finanziaria, imposto dalle classi dirigenti per tentare di governare le contraddizioni aperte dalla crisi strutturale dei loro sistemi di sviluppo.
La riforma Nordio ha una ratio di natura costituzionale completamente diversa dalle riflessioni socialiste degli anni Ottanta sul riequilibrio necessario, in sede processuale e istruttoria, tra accusa e difesa.
Questa riforma ha ben altri obiettivi, che rientrano nel disegno di trasformazione sostanziale del nostro impianto costituzionale, che, partendo dal ridimensionamento dell’autonomia della magistratura, punta ad addomesticare la stessa Corte costituzionale alle necessità dell’esecutivo.
La riforma ha principalmente, fuori da ogni rappresentazione di comodo, l’obiettivo primario di indebolire la sola vera struttura costituzionale depositaria di un potere di controllo e di verifica di legittimità sull’esercizio di tutta l’azione preventiva e repressiva dello Stato, e sull’esercizio delle funzioni amministrative da parte del potere esecutivo.
Sostenere il Sì significa quindi solo aiutare la svolta autoritaria che il governo vuole imprimere al Paese, colpendo tutti i poteri costituzionali che possono limitare l’azione dell’esecutivo, in ragione dell’invalicabilità dei limiti posti all’azione di governo dal rispetto sostanziale dei principi costituzionali.
Il governo della signora Meloni, dei post-fascisti e dei leghisti ritiene infatti, così come nel disegno di sistema di Trump e del Deep State USA, che gli organi separati dello Stato siano, o debbano essere, gli unici veri garanti dell’esercizio pieno e incondizionato del potere dell’esecutivo, a cominciare dagli apparati di sicurezza, dai servizi informativi e dalle forze dell’ordine, il cui ruolo in un diretto rapporto funzionale con l’esecutivo deve essere svolto marginalizzando tutti i poteri di controllo di legittimità, di direzione, di verifica e di impulso dell’azione penale, costituzionalmente riservati alla magistratura in ragione del principio di separazione dei poteri.
La natura della riforma Nordio non è quindi garantista dei diritti individuali, ma limitativa di poteri di riequilibrio previsti dal sistema e ad esso interni per determinazione costituzionale.
Siamo di fronte a una vera e propria sterilizzazione di un organo costituzionale fondamentale per l’equilibrio dei poteri, animata da una logica superiore di garanzia dell’ordine sociale, che punta ad adeguare l’impianto costituzionale alla logica repressiva già espressa nel decreto Sicurezza.
Per questo oggi votare per il No rappresenta un’autentica necessità democratica e un dovere per chiunque voglia definirsi socialista, per salvaguardare l’impianto costituzionale del nostro sistema Paese.
Questa funzione di garanzia dei diritti costituzionali, individuali e collettivi, svolta dalla magistratura, che la riforma punta a colpire, ha recentemente trovato una conferma importantissima nella valutazione frontalmente critica che l’Ufficio del Massimario della Corte di cassazione ha espresso su tutte le norme penali incostituzionali del decreto Sicurezza, dando un chiaro indirizzo interpretativo in tal senso a tutti i giudici italiani, inquirenti e giudicanti.
Il parere valutativo e interpretativo dell’Ufficio del Massimario, incaricato funzionalmente di analizzare sistematicamente la giurisprudenza di legittimità, presieduto da magistrati di Cassazione e organizzato sulla collaborazione di 37 giudici di carriera penali e civili, sebbene non abbia una natura vincolante, ha comunque una forza di orientamento enorme sull’intero corpo della magistratura, orientandola nettamente su un crinale valutativo assolutamente garantista e anti-repressivo.
Franco Bartolomei, Coordinatore nazionale di “Risorgimento Socialista”
https://forzalavoro.work/le-ragioni-del-voto-per-il-no-al-referendum-di-risorgimento-socialista/
Un NO al Referendum per non indebolire le garanzie costituzionali dei cittadini. di Beppe Sarno

Il 22 e il 23 marzo prossimi andremo a votare per il referendum costituzionale sulla giustizia. Ricordo che i sostenitori del NO nel frattempo hanno raccolto 500.000 firme necessarie a proporre un quesito diverso sulla scheda elettorale. Vedremo il Tar Lazio cosa deciderà.
Cerco di spiegare i motivi sinteticamente i motivi che mi spingono a votare decisamente NO.
Preliarmene osservo che la separazione delle carriere esisté già. Un magistrato quando prende servizio deve scegliere a quale ruolo appartenere: requirente o giudicante e questa scelta può essere modificata una sola volta nella carriera e sono pochissimi i magistrati che ogni anno cambiano “casacca”.
Il vero obbiettivo della legge è la riforma dell’art.12 della Costituzione e con l’attuale progetto si tende a rendere subordinato al potere politico il Consiglio Superiore della Magistratura. Attualmente il CSM è composto per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici eletti dal parlamento scelti fra professori universitari e avvocati oltre a tre membri di diritto per un totale di 33 membri. I membri togati con l’attuale disciplina vengono eletti in diversi collegi tra magistrati di legittimità, pubblici ministeri e magistrati di merito.
IL CSM attualmente in quanto organo di autogoverno si occupa di trasferimenti, conferimenti di funzioni, nomine, formazione e delle questioni disciplinari relative a giudici, pubblici ministeri, procuratori.
Con la riforma, se approvata, avremo due CSM, uno per i requirenti ed uno per i giudici che svolgeranno le attuali funzioni ad eccezione della funzione disciplinare che sarà esercitata da un terzo organo la cd. Alta Corte Disciplinare. Quindi Il CSM o meglio i due CSM sono spogliati di un’attribuzione tipica dei modelli di governo autonomo dell’ordine giudiziario, appunto la disciplina. Quale sarà il raccordo fra questi tre organismi non è dato sapere. Con la riforma i membri togati dei due CSM verranno scelti a sorte quindi alla magistratura nel suo complesso viene sottratto l’elettorato attivo e passivo. Non vi è dubbio che Il meccanismo del sorteggio ridurrà grandemente l’autorevolezza del CSM e ne svilirà il ruolo politico-costituzionale di garanzia volto a realizzare la migliore tutela dell’indipendenza della magistratura. Un CSM i cui membri sono tirati a sorte si comprende che il peso della componente politica sarà sicuramente superiore.
Anche l’Alta Corte Disciplinare oltre a tre nominati dal presidente della Repubblica, avrebbe altri 12 membri, tutti sorteggiati: tre dal Parlamento fra un elenco di professori di materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di servizio. Sei fra i magistrati giudicanti e tre fra i requirenti, tutti cassazionisti, in entrambi i casi con almeno 20 anni di servizio. I magistrati giudicanti sono quindi in netta minoranza: 9 vs 6 ed è questa l’insidia.
Concludendo con la riforma Il PM diventerà , l’organo dell’accusa e non più parte “parte imparziale”..
Questo cambiamento porterà ad una perdita di garanzie per i cittadini. Non più un PM che cerca la verità processuale e raccoglie le prove anche a favore dell’indagato, d’ora innanzi non accadrà più. Ne perderanno i cittadini ma anche la funzione del pubblico ministero che, svincolata dalla cultura delle garanzie, si troverà giocoforza a essere ripiegata nell’angusto recinto professionale del pubblico accusatore. Inoltre il peso specifico nella funzione nella composizione dell’Alta Corte disciplinare.
Il 27 gennaio il TAR Lazio dovrà pronunciarsi sulla richiesta di annullamento di tale data, avanzata dal “Comitato per il No”, il cui quesito alternativo sarebbe più complesso e conterrebbe una domanda per ciascun degli articoli che la riforma della giustizia ha modificato.
Votare NO è una scelta politica per evitare il controllo politico della magistratura e l’indebolimento delle garanzie costituzionali dei cittadini.
Beppe Sarno, editore di “Critica Sociale”
La posizione di Rino Formica sul Referendum sulla Giustizia. di Giuseppe Giudice

” Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno liberi ed autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica , unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. . Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno una intenzione demolitrice della Carta è un dovere . Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. E’ aprire gli occhi: oggi è un atto a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi ed i nostri figli ,. Il momento del risveglio arriva sempre . Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo. Il voto di New York ci ha dato una lezione : aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti. Il nostro NO al referendum va spiegato bene. Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario . Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice , ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico . Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica, o non si è . Una valanga di No alle riforme fantasma del governo indicherà la strada del risveglio nazionale “
Concordo pienamente con il compagno Formica, C’è in atto, da parte di questo governo reazionario il chiaro tentativo di smantellare pienamente la Democrazia Costituzionale a favore di un sistema con forti tratti autoritari . Favorito anche dalla debolezza dell’opposizione e dall’assenza di un progetto forte. Un autoritarismo che è perfettamente funzionale agli interessi di un capitalismo che intende finirla con la democrazia e la stessa democrazia liberale. La sua apparente forza deriva da ciò e non certo dal personale altamente dequalificato di cui è composto il governo attuale. La lotta per la democrazia è quindi strettamente intrecciata con un duro conflitto con capitalismo attuale, che si fondi su un progetto di società alternativo, in un socialismo democratico di sinistra. Per tale ragione nella lotta per la ricostruzione democratica difficilmente possono trovare posto quegli avanzi presunti di un centrismo liberale ad iniziare dai “riformisti” del PD (che votano s’ e sono di fatto subalterni alla destra).
Ma c’è un discorso che riguarda noi socialisti o chi da quella esperienza proviene. E’ pura opera di un inutile revanscismo fare dei comitati per il SI richiamandosi a Vassalli. Che certamente sarebbe stato contro questo governo. Anzi dovrebbero ricordare come i neofadcisti e i leghisti erano ultragiustizialisti, e manettari. Il garantismo è fuori dalla loro identità. Quello di Berlusconi e FI era solo un garantismo peloso, non credibile. Mani Pulite è stata una pagina negativa della nostra storia. Al srrvizio dei poteri forti della economia interni ed internazionali. Il dipietrismo è stato un gravissimo vulnus alla giustizia. Tramite l’uso abusivo e violento della carcercazione preventiva . Lo stesso Formica fu coinvolto dall’ondata giustizialista e ne uscì a testa alta con piana assoluzione, ma dovette aspettare molti anni. Noi combattemmo il giustizialismo perchè prefigurava uno stato di polizia.
E per la stessa ragione votiamo NO per combattere l’affossamento della Costituzione repubblicana ed antifascista e il modello di democrazia avanzata che ci ha dato.
Giuseppe Giudice
