magistratura italiana

Votare NO al Referendum sulla Giustizia per fermare la svolta autoritaria del governo Meloni-Salvini-Tajani-Nordio! di Pierluigi Rainone

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Il sostegno alla controriforma della giustizia Nordio da parte di noti esponenti della “sinistra ” ternana non fa che confermare le motivazioni che vedono l’ Italia in una situazione drammatica(la peggiore dalla proclamazione della Repubblica nel 1946)

Sostenere una controriforma che ha come obiettivo il controllo della Magistratura da parte della politica al fine di rendere sempre più difficili le inchieste contro i politici ed i colletti bianchi, è l’ emblema del trasformismo che(non certo casualmente) nacque in Italia subito dopo l’ Unità d’ Italia( con il passaggio di alcuni deputati dalla destra storica alla sinistra storica nel 1876)

La controriforma della giustizia si inserisce in un vero e proprio processo di fascistizzazione dello Stato che ha nella continua legiferazione tramite i decreti leggi ed i voti di fiducia, nel Premierato e nella volontà di approvare una legge elettorale peggiore della legge Acerbo del 1923 i suoi cardini.

Vedere noti esponenti della “sinistra” e del centrosinistra ternano nel Comitato per il SI alla controriforma Nordio, insieme ad esponenti di Forza Italia e di Fratelli d’ Italia è, francamente, vergognoso.

Sabato pomeriggio faremo un primo banchetto in centro a Terni per informare i cittadini sulle motivazioni per votare NO alla controriforma Nordio e per fermare la schiforma Meloni-Nordio.

Lo faremo tutti i sabati fino alla data del referendum.

Pierluigi Rainone (Portavoce nazionale Movimento Radicalsocialista)

Referendum, perché votare No anche turandosi il naso, senza se e senza ma! di Antonio Caputo

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Spassionata riflessione nel mezzo di una notte di inverno con la galaverna su per li rami . Di un anziano giurista. Sine ira ac studio.

Uno dei punti piu’ problematici , “incostituzionali” nel senso di confliggere in se’ e per se’ con principi fondamentali del costituzionalismo e del diritto fondamentale alla difesa ,della riforma Nordio sta nel funzionamento dell” Alta corte chiamata a decidere sugli illeciti dei magistrati .
La riforma prevede la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Le sentenze di primo grado emesse dall’Alta Corte saranno appellabili solo davanti alla stessa Alta Corte, ma in una composizione diversa da quella che ha emesso la decisione iniziale. Le sentenze dell’Alta Corte non saranno per come è scritto il testo impugnabili in Cassazione, derogando al normale meccanismo costituzionale. Un mostro . Fattispecie di appello giuridicamente ” inesistente” secondo una plurisecolare dottrina e giurisprudenza . Ignorata e trasfigurata dai rottamatori . Come se lo stesso giudice che ti ha processato ti processasse una seconda volta quando tu impugni la sua decisione . A proposito di terzieta’!Sarebbe un appello, ma con una composizione dei giudici diversa rispetto al primo grado.
Motivi ammessi: L’appello sarà possibile anche per motivi di merito, non solo di legittimità.
Limitazione: L’impugnazione non sarà dunque ammessa davanti alla Corte di Cassazione, in deroga sfacciata dell’articolo 111 della Costituzione.
Questo sistema è pensato per rendere il procedimento più snello e autonomo ( sic!) La legge ordinaria definirà nel dettaglio gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi e le procedure per il funzionamento dell’Alta Corte. Ergo la maggioranza del momento.oltretutto frutto di leggi elettorali ben poco rispettose del principio di liberta’ e eguaglianza di ciascun voto e di rappresentativita’. Diniego di giustizia ! In altro ambito di giurisdizione ” disciplinare” quella degli avvocati,ad esempio , le sentenze del CNF consiglio nazionale forense sono impugnabili in Cassazione ,ovviamente sempre per violazione di legge ex art.111 costituzione . Impugnazione, inesisente, negata ai magistrati. Mal si concilia un tale impianto con la difesa dello stato di diritto e del principio stesso di separazione dei poteri .
In base all’errato presupposto che chi ha vinto le elezioni può tutto, la riforma costituzionale è stata prepotentemente imposta dalla maggioranza e con un testo nemmeno discusso e non condiviso da un più largo schieramento parlamentare, consentendo poi che si intervenga, con legge ordinaria, a colmare “i vuoti” che, ad arte, sono stati provocati. Ciò vale innanzitutto per quel che riguarda la formazione dei due Consigli Superiori della magistratura, ma soprattutto dell’Alta corte disciplinare.

Infatti, i rappresentanti politici nei due CSM e nell’Alta corte saranno sorteggiati in una rosa di candidati preselezionata secondo criteri da stabilirsi con legge ordinaria, dunque secondo i desiderata delle maggioranze politiche che, di volta in volta, si verranno a determinare. Non è certamente arbitrario ipotizzare che “la rosa” sarà formata da soggetti tutti espressione dello schieramento al potere (o comunque certo ad esso non ostili), di modo che, all’interno dei due Organi, vi sarà una pattuglia compatta di soggetti esecutori delle direttive delle rispettive segreterie partitiche . Se lo scopo dichiarato era quello di spoliticizzare il CSM, l’effetto sarà opposto: il peso specifico dei rappresentati politici potra’ risultare di gran lunga maggiore e più incisivo. Se altro proposito enunciato era quello di scardinare una giustizia disciplinare domestica – cioè di autogoverno anche nelle funzioni disciplinari – che si ritiene troppo indulgente, l’effetto potra’ essere quello di costituire un organo che eserciterà un improprio controllo della politica sull’operato di quei magistrati ritenuti scomodi.

L’uso politico della giustizia sarà dunque molto più agevole e quasi istituzionalizzato. Giudizio altrettanto negativo deve esprimersi sulla separazione delle carriere. Oltretutto un CSM di soli Pubblici Ministeri assumerà un potere autoreferenziale di guida e condizionamento ben maggiore dell’attuale. Poiché dunque riesce difficile credere che si tratti di una riforma puramente di facciata, è legittimo ipotizzare che la finalità sia altra. Infatti, anche senza manomettere ulteriormente la Costituzione, si può (ancora una volta con legge ordinaria operante nei varchi aperti dalla “riforma”) legare il Pubblico ministero all’Esecutivo e, per esso, al ministro di Giustizia.

Se il PM, invece che esserne guida, diviene la proiezione processuale della Polizia ( che fa capo all’esecutivo), smetterà di essere il primo controllore dell’operato di quest’ultima, svestirà l’abito di parte imparziale che pur gli assegna il codice, avrà difficoltà a chiedere l’assoluzione dell’imputato pur in presenza di contesti dibattimentali che ciò suggerirebbero. Limitando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale,peraltro gia’ in crisi, gerarchizzando gli uffici di Procura, magari anche creando un Procuratore nazionale sull’esempio del già esistente Procuratore antimafia, ma con ben più penetranti poteri (anche di avocazione), sarà agevole per una maggioranza parlamentare – quale che sia! – esercitare, con una semplice legge ordinaria, il controllo, nemmeno tanto indiretto, sulla promozione dell’azione penale, che già alcuni auspicano sia ancor piu’ discrezionale e che di fatto spesso gia’ lo e’ e non più obbligatoria. E allora il giudice potrà anche conservare la sua solipsistica indipendenza, ma giudicherà solo quei fatti e quelle persone che un PM sapientemente gli sottoporrà.

Sembra superfluo sottolineare (anche perché è già stato fatto da più parti) che le nuove norme non velocizzeranno gli interminabili iter processuali, non limiteranno gli errori giudiziari, non tuteleranno maggiormente le persone offese dai reati, né daranno maggiori spazi alle strategie difensive. Mentre l’avvocatura soprattutto dei poveri e più deboli continuerà ad avere armi sempre piu’ spuntate. Viceversa, l’effettiva divisione dei poteri verrà a essere significativamente insidiata, se non compromessa perché si consentirà al potere esecutivo di esercitare controllo di fatto sul giudiziario. E la democrazia liberale, senza la separazione dei poteri, non è più democrazia. Una riforma che certo non serve ai cittadini che non vogliono acriticamente difendere la Magistratura, ma invocano una Magistratura in grado di difenderci da soprusi e ingiustizie.
Dopo la fine ingloriosa della influencer Ferragni sarei cauto nei panni degli orchestratori della c.d. campagna referendaria nel fare uso di nani e ballerine ( espressione che porta sfortuna , Craxi docet) nel cercare di spingere al voto . Persone trattate come oggetto di propaganda da supermercato . Non e’ il massimo della fiducia nel senso civico e di autodeterminaziione di chi , popolo sovrano solo enfaticamente, ha l’onere , l’onore e il titolo, uno per uno, senza leggere un volantino di slogan, di farci sapere se vuole o no cambiare una costitizione che troppo poche persone conoscono e praticano e cercano di far conoscere . Il referendum sia una grande scuola di educazione civica costituzionale !

Avrei preferito un referendum sulla legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario pacato con argomenti preceduti da previa conoscenza dei contenuti , in luogo di un tifo sguaiato alimentato quasi sempre da chi o non ne conosce risvolti finalità e contenuti o cerca comunque di strumentalizzare il voto per fini diversi da un si o un no ad una legge che, come non molti sanno e come molti non ne comprendono le implicazioni, modifica la costituzione . Un assetto che, bene o male, ha consentito alla magistratura italiana nel suo insieme di dare sostanza al principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge che una magistratura indipendente puo’ essere in grado di potere garantire .

Avrei preferito una legge di riforma che non fosse prodotto della sola maggioranza di governo , riedizione del riformismo acostituzionale all’italiana a colpi di maggioranza, gia’ bocciato dal popolo referendario nel 2005 e nel 2016. Che sovverte il principio della sovranità popolare . Siamo dinanzi a una legge che, si dice, separa carriere gia’ separate ( riforma Cartabia ).

Avrei preferito maggiore chiarezza sulla questione ovvero sulle questioni. E’ proprio vero che lo schema, solo teorico, in quanto il rito accusatorio immaginato dal legislatore del 1989 e inattuato, pur ripreso quale principio dall’art. 111 costituzione, richiede necessariamente carriere separate di giudici e pm con due distinti ordinamenti? O non e’ piuttosto preferibile per un corretto e armonico funzionamento del sistema, consentire coordinare una osmosi proattiva delle diverse funzioni degli operatori del processo, ovviamente da non sovrapporre, avvocato, giudice, pm, sin dalla formazione comume e poi nel corso delle attività?

Avrei preferito che si fosse evitata la demonizzazione a prescindere delle correnti della magistratura associata . E che non si ritenesse il sorteggio panacea dei mali endemici della nostra italietta, dalla raccomandazione al favore illecito ( se non altro moralmente dopo l’ abolizione dell’ interesse privato in atti di ufficio e a cascame di abuso d’ufficio e traffico di imfluenze) . E’ ragionevole pensare se non ovvio che le correnti sopravviverebbero al sorteggio o si ricompatterebbero , mentre i mali endemici permarrebbero comunque , anche col concorso dei c.d. componenti laici( che tanto laici non sono provenendo dalle fila di operatori giuridici , avvocati e docenti di materie giuridiche). Avrei preferito che la raccolta delle firme da parte dei 15 richiedenti un referendum gia’ ammesso fosse iniziata subito dopo la pubblicazione della legge e non dopo la pubblicazione del quesito referendario ad opera dell’ ufficio centrale della Cassazione . Tanto premesso, un primo moto di estranazione/ rigetto rispetto al clima torbido del tifo alimentato da media e tv mi spingerebbe lontano dall’urna , in una solitudine epicurea, sola possibile pace con se stessi. Sopravviene tuttavia istintivamente e prevale il rifiuto di una legge di riforma scombiccherata e intimamente riduttiva della autonomia e indipendenza della magistratura nel suo complesso, risorsa preziosa, ma anche conquista che ciascun magistrato deve guadagnarsi sul campo, per i cittadini piu ‘ deboli e prevalentemente umiliati e offesi anche nelle aule di giustizia. E allora, che vi dico?
Turatevi comunque anche il naso se necessario e votate No.


Antonio Caputo ( presidente Federazione italiana circoli Giustizia e Liberta’)

Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, ma metterli alle dipendenze di un potere autoritario. di Andrea Pisauro

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Il referendum sulla riforma della magistratura proposta dal governo Meloni sembra venire colto da una parte della sinistra moderata come un’occasione per marcare una distanza dalla leadership e dal baricentro della coalizione progressista.

C’è in pratica una vulgata che pare voler dire che con Schlein il PD si è spostato troppo a sinistra e che una sinistra matura, garantista e, si aggiunge, riformista, (quasi che Schlein proponesse di assaltare Palazzo Chigi con trecentomila bolscevichi) dovrebbe cogliere l’occasione di votare a favore della riforma di Meloni in quanto la riforma Nordio sarebbe garantista, e anzi, a dire di alcuni, perfino progressista.

Peccato che nella politica italiana nulla sia mai come sembra, e in questo gioco di specchi si finisce spesso per perdere di vista l’essenziale.

Si dice che la riforma sia sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma questo semplicemente non è vero. Una serie di riforme iniziate con quella Vassalli del 1989 per il giusto processo per finire con quella Cartabia del 2021, votata da una larghissima maggioranza in Parlamento, hanno progressivamente e inesorabilmente separato le carriere della magistratura inquirente e giudicante.

Allo stato i magistrati devono scegliere in modo definitivo se essere giudicanti o inquirenti e gli è consentito un unico ripensamento entro i primi 10 anni della loro carriera, peraltro cambiando distretto. Di fatto, questa norma ha azzerato i cambi di carriera (l’anno scorso hanno usufruito di questa unica residua possibilità che va intesa a garanzia dei cittadini – perché obbligare a continuare a fare il pm chi ha capito di voler fare il giudice? – meno dell’1% dei magistrati, ovvero solo i più giovani a inizio carriera).

Quello di cui si decide in questo referendum è la separazione della governance della magistratura, con la triplicazione degli organismi di autogoverno, e in particolare del nodo di come ne vengono selezionati i rappresentanti, in cui si passerebbe dal metodo democratico attualmente in vigore, a quello del sorteggio, ovvero del caso.

Si può pensare quello che si vuole su quanto separate debbano essere le carriere dei magistrati (per chi scrive, giusto lo siano, esattamente come lo sono ora) ma spero ci troveremo tutti d’accordo che il metodo democratico è ancora il migliore possibile, o, parafrasando Churchill, il peggiore possibile, fatta eccezione per tutti gli altri, incluso il sorteggio.

Tornando poi al nocciolo della questione, esiste un’enorme questione democratica che attraversa tutto il mondo libero, che riguarda sostanzialmente la tenuta della democrazia liberale sotto attacco precisamente dall’estrema destra alleata della Meloni. E’ vero negli Stati Uniti, dove i golpisti sono al governo e stanno letteralmente archiviando diritto nazionale e internazionale, e con esso l’ordine mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale, ma rischia di essere presto vero anche in paesi come il Regno Unito, la Francia e la Germania, dove forze di natura dichiaratamente fascista se non proprio dichiaramente neonazista, propongono ricette populiste e reazionarie e sono oggettivamente alleate di Putin e della sua combriccola autoritaria.

La Meloni null’altro è che il riferimento italiano di questa internazionale autoritaria, che, un pochino alla volta, con sapienti passetti indietro in mezzo a molti passi avanti, sta picconando le libertà individuali (decreti sicurezza e una lunga storia di giustizialismo, da Bibbiano ai giorni nostri), l’assetto costituzionale del 1948 (con questa riforma che lei intende come un modo per mettere in riga la magistratura e con i progetti di riforma elettorale volti a rafforzare il capo del governo a scapito del Parlamento), il diritto internazionale (che “conta solo fino a un certo punto” come dice il suo ministro degli esteri) e anche l’unità europea, con i suoi consueti e sistematici ammicamenti a Trump che annacquano ogni passo verso l’integrazione. Se vincesse il referendum procedera’ rapidamente a fare approvare una riforma elettorale che riduce il potere di scelta degli elettori e poi ci chiamerà tutti al voto per farsi dare un bel mandato a continuare a schierare l’Italia nel campo dell’internazionale nera, pronta a ispirare Farage e Le Pen e a fare contento Trump. Dunque se si vota una riforma della Meloni perché la Schlein sarebbe un po’ troppo di sinistra, probabilmente e’ vero l’opposto. Lo si fa o perche’ si e’ un po’ troppo di destra, o perche’ non si e’ capito quasi nulla del mondo in cui si vive che richiede di fare tutti la propria parte per arginare il ritorno del fascismo su scala globale.

Non è dunque il caso di perdersi in tecnicismi. Il grande dirigente socialista Rino Formica, un garantista a 48 carati, oggi editorialista di Domani ha scritto con grande sintesi quel che c’e’ da pensare e da dire sulla riforma costituzionale e le ragioni del no, meglio di quanto sarei capace di fare io, e dunque vi invito a leggerlo nella sua essenzialità.

“Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno o no autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica, unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere. Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. È aprire gli occhi: oggi è in atto una tendenza a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi e i nostri figli. Il momento del risveglio arriva sempre. Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo. Il voto di New York ci ha dato una lezione: aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti. Il no al nostro referendum va spiegato bene . Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario. Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice, ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico. Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica; o non si è. Una valanga di no alle riforme fantasma del governo indicherà l’inizio del risveglio nazionale.”

Quindi forza con la campagna per il NO e buon risveglio nazionale a tutti noi insieme al compagno Formica.

Andrea Pisauro

La posizione di Rino Formica sul Referendum sulla Giustizia. di Giuseppe Giudice

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” Qui non è in gioco la carriera dei magistrati, né se saranno liberi ed autonomi in uno stato libero e democratico. Nella decadenza democratica , unite o divise, le carriere dei magistrati saranno alle dipendenze di un potere autoritario. . Dunque oggi votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno una intenzione demolitrice della Carta è un dovere . Non è una bestemmia per il proprio passato di lotta politica dei singoli o delle forze della tradizione laica italiana. E’ aprire gli occhi: oggi è un atto a chiuderli dinanzi a problemi che riguardano noi ed i nostri figli ,. Il momento del risveglio arriva sempre . Bisogna sperare di essersi svegliati in tempo. Il voto di New York ci ha dato una lezione : aver capito per tempo che in gioco non era l’amministrazione ma il futuro democratico degli Stati Uniti. Il nostro NO al referendum va spiegato bene. Non perdetevi dietro meticolosità tecnicistiche su una formula più o meno rispondente al diritto ordinario . Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice , ed enorme: c’è il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico . Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo. Si vota contro il governo della distruzione democratica, o non si è . Una valanga di No alle riforme fantasma del governo indicherà la strada del risveglio nazionale “

Concordo pienamente con il compagno Formica, C’è in atto, da parte di questo governo reazionario il chiaro tentativo di smantellare pienamente la Democrazia Costituzionale a favore di un sistema con forti tratti autoritari . Favorito anche dalla debolezza dell’opposizione e dall’assenza di un progetto forte. Un autoritarismo che è perfettamente funzionale agli interessi di un capitalismo che intende finirla con la democrazia e la stessa democrazia liberale. La sua apparente forza deriva da ciò e non certo dal personale altamente dequalificato di cui è composto il governo attuale. La lotta per la democrazia è quindi strettamente intrecciata con un duro conflitto con capitalismo attuale, che si fondi su un progetto di società alternativo, in un socialismo democratico di sinistra. Per tale ragione nella lotta per la ricostruzione democratica difficilmente possono trovare posto quegli avanzi presunti di un centrismo liberale ad iniziare dai “riformisti” del PD (che votano s’ e sono di fatto subalterni alla destra).

Ma c’è un discorso che riguarda noi socialisti o chi da quella esperienza proviene. E’ pura opera di un inutile revanscismo fare dei comitati per il SI richiamandosi a Vassalli. Che certamente sarebbe stato contro questo governo. Anzi dovrebbero ricordare come i neofadcisti e i leghisti erano ultragiustizialisti, e manettari. Il garantismo è fuori dalla loro identità. Quello di Berlusconi e FI era solo un garantismo peloso, non credibile. Mani Pulite è stata una pagina negativa della nostra storia. Al srrvizio dei poteri forti della economia interni ed internazionali. Il dipietrismo è stato un gravissimo vulnus alla giustizia. Tramite l’uso abusivo e violento della carcercazione preventiva . Lo stesso Formica fu coinvolto dall’ondata giustizialista e ne uscì a testa alta con piana assoluzione, ma dovette aspettare molti anni. Noi combattemmo il giustizialismo perchè prefigurava uno stato di polizia.

E per la stessa ragione votiamo NO per combattere l’affossamento della Costituzione repubblicana ed antifascista e il modello di democrazia avanzata che ci ha dato.

Giuseppe Giudice