Fratelli d’Italia

Diciamo NO anche per evitare che tutti i membri laici del CSM vengano decisi dal governo. di Lorenzo Cantone

Postato il

Se vincerà il sì, questa maggioranza melonian-berluscon-salviniana potrà nominare da sola tutti i membri laici dei due futuri Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare.

Si intenderà infatti superata e da modificarsi la legge 195/1958 (vecchia di quasi settant’anni), che, per garantire le opposizioni, prevedeva l’elezione di detti membri da parte del Parlamento in seduta comune e a maggioranza qualificata (tre quinti, prima dell’assemblea e poi dei votanti). Un’ampia condivisione politica stabilita come obbligatoria, in quanto correlata a quella che – ai sensi dell’articolo 104 pre-riforma della Costituzione – era una vera e propria elezione dei singoli membri laici.

Ma l’elezione in questione viene sostituita dalla riforma del governo (il cui rispetto per magistratura e minoranze stiamo purtroppo da tempo sperimentando) con una estrazione a sorte da un “elenco” che – come recita il nuovo articolo 104 – “il parlamento in seduta comune … compila mediante elezione”.

Questa estrazione – ai sensi della norma costituzionale riformata – avverrà dunque sulla base di un elenco compilato “nel numero e secondo le procedure previsti dalla legge”: da una nuova legge ordinaria. Cosa impedirà al Parlamento, che voterà la nuova legge a maggioranza semplice, di asserire che non vi è più alcun motivo per redigere l’elenco sulla base di un’ampia condivisione politica, visto che i membri laici – così come quelli togati – non sono più scelti sulla base di criteri correntizi o partitici bensì a sorte in ossequio dei soli requisiti di legge (professori di diritto o avvocati con oltre 15 anni di professione)?

Dovremmo forse fidarci e confidare nella generosità e nel rispetto delle minoranze da parte della attuale maggioranza? Ci siamo già dimenticati che gli attuali governanti sono gli stessi che hanno interrotto la prassi parlamentare, secondo la quale la presidenza di una Camera spettava alla maggioranza e l’altra all’opposizione, eleggendo nel 2022 entrambi i presidenti all’interno della stessa coalizione: La Russa (FdI) al Senato e Fontana (Lega) alla Camera?

Lo hanno potuto fare perché non esisteva alcuna norma costituzionale che prevedesse che una Camera fosse presieduta dalla opposizione. E del resto, se i cittadini dovessero limitarsi a confidare nella generosità o nella correttezza di chi è al potere, le Costituzioni potrebbero anche essere abolite in quanto non servirebbero più a nulla.

La verità è che, se vincerà il sì, nulla impedirà all’attuale maggioranza di approvare una legge ordinaria che, nello stabilire la procedura volta a compilare l’elenco da cui sorteggiare i membri laici, le consenta di indicare da sola, a maggioranza semplice, tutti i nominativi di detto elenco, così scegliendo di fatto tutti i componenti laici dei due futuri Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte disciplinare. Nulla impedirà questa deriva, perché la maggioranza potrà invocare l’articolo 64 della Costituzione, in base al quale “le Camere deliberano a maggioranza dei presenti, salvo che la stessa Costituzione preveda maggioranze diverse”. E sul Csm – per l’appunto – superata la legge del ’58, la Costituzione nulla dice.

In questa maniera – come è stato giustamente osservato – da una parte avremo magistrati tirati a sorte, e dall’altra una pattuglia serrata, che rappresenta un preciso orientamento politico di parte e quindi potrà condizionare e/o determinare le scelte dell’organo di autogoverno della magistratura, di fatto finalmente controllandola. 

Avv. Lorenzo Cantone

Votare NO al Referendum sulla Giustizia per fermare la svolta autoritaria del governo Meloni-Salvini-Tajani-Nordio! di Pierluigi Rainone

Postato il

Il sostegno alla controriforma della giustizia Nordio da parte di noti esponenti della “sinistra ” ternana non fa che confermare le motivazioni che vedono l’ Italia in una situazione drammatica(la peggiore dalla proclamazione della Repubblica nel 1946)

Sostenere una controriforma che ha come obiettivo il controllo della Magistratura da parte della politica al fine di rendere sempre più difficili le inchieste contro i politici ed i colletti bianchi, è l’ emblema del trasformismo che(non certo casualmente) nacque in Italia subito dopo l’ Unità d’ Italia( con il passaggio di alcuni deputati dalla destra storica alla sinistra storica nel 1876)

La controriforma della giustizia si inserisce in un vero e proprio processo di fascistizzazione dello Stato che ha nella continua legiferazione tramite i decreti leggi ed i voti di fiducia, nel Premierato e nella volontà di approvare una legge elettorale peggiore della legge Acerbo del 1923 i suoi cardini.

Vedere noti esponenti della “sinistra” e del centrosinistra ternano nel Comitato per il SI alla controriforma Nordio, insieme ad esponenti di Forza Italia e di Fratelli d’ Italia è, francamente, vergognoso.

Sabato pomeriggio faremo un primo banchetto in centro a Terni per informare i cittadini sulle motivazioni per votare NO alla controriforma Nordio e per fermare la schiforma Meloni-Nordio.

Lo faremo tutti i sabati fino alla data del referendum.

Pierluigi Rainone (Portavoce nazionale Movimento Radicalsocialista)

Il garantismo non c’ entra, stavolta tocca votare no. Non siamo al referendum del 1987, ben altre sono le condizioni politiche. di Luca Cefisi

Postato il Aggiornato il

Se avessi avuto dubbi su come votare, i Fratelli mi hanno convinto definitivamente.

Voto No, che il principio della separazione delle carriere, giusto in astratto, non è francamente così cruciale in concreto se avulso da un’azione generale ispirata da una cultura e un’etica di “libertà per davvero”.

Oggi questo principio è strumentalizzato per sostenere le ben note pulsioni forcaiole, del resto ogni arma ha sempre un doppio taglio, è buona o cattiva a seconda del contesto e dell’uso che si intende farne. E questi qua non recitano neppure più la parte dei garantisti farlocchi e classisti dei tempi berlusconiani, quando l’invocazione ipocrita delle garanzie per il cittadino imputato, pur pelosa per ragioni e circostanze, tanto accorata per certuni ma flebile o distratta per certi altri, gli sfigati che non potevano neppure permettersi un falso in bilancio, era perlomeno un residuo omaggio alla virtù.

Quello che si vuole affermare oggi è un’agenda politica precisa di prevalenza del potere esecutivo, e il diritto ne è appena il pretesto, nella convinzione di piegarlo al potere. Le scelte politiche si fanno nelle condizioni storiche date: raccontarsi che siamo ancora nel 1987, in altri tempi, altri referendum e altri schieramenti, significa non cogliere i tempi in cui stiamo vivendo. E non conviene dimenticarsi che ogni sistema giuridico riflette sempre i rapporti di forza reali. Ma, grazie all’ufficio propaganda dei Fratelli, raramente un programma fu più chiaro e inequivocabile: ed a questo, qui ed ora, occorre reagire.

Luca Cefisi