Perché bisogna votare NO. di Franco Lotito

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Manca ormai poco all’apertura delle urne del referendum. E’ bene avere le idee chiare su quello che vi metteremo dentro insieme alla scheda.

Alla fine Giorgia Meloni ha preso posizione sul voto referendario. Sul SI alla riforma Nordio non ci sono più soltanto le sue impronte. Ora c’è anche la sua faccia. Questo segna un vero cambio di fase politica nel senso che adesso il campo del SI diventa a tutti gli effetti, il campo politico della Destra al potere. E che Destra! Questo passaggio di fase non può sfuggire alle componenti dello schieramento progressista e di sinistra che hanno dichiarato il loro sostegno alla riforma. Il loro punto di vista e le argomentazioni di “merito” che mettono alla base della loro scelta sono del tutto rispettabili, ma adesso hanno un serio problema da affrontare. Adesso, nel “merito” c’è anche Giorgia Meloni. Ed è inevitabile che ogni “SI” dato alla riforma – quale ne sia la provenienza – diventa un SI anche alla Meloni. Un bel problema. “Testo” (della riforma) e “Contesto”(politico): adesso tutto su tiene.

E’ ormai chiaro a tutti che l’obiettivo sostanziale della riforma Nordio non è quello di separare le carriere di Giudici e Procuratori (è stato già fatto con la riforma Cartabia). E’ quello – molto più pericoloso – di modificare in profondità i rapporti di potere fra la sfera del potere politico e la sfera della autonomia e dell’indipendenza della Magistratura. Se – sciaguratamente – vincesse il SI, non accadrebbe il giorno dopo il voto, ma sono già pronti nei cassetti del Ministro della Giustizia i Decreti Delegati per dare corpo a questo disegno. Parola di Nordio.

Ciò vuol dire una cosa molto semplice. Questa riforma non serve agli italiani, che dovranno continuare a combattere con una macchina della Giustizia lenta, inefficiente e farraginosa. Serve, invece – eccome! – alla casta di governo; che può essere di “destra” o di “sinistra”, come chiarisce lo stesso Nordio, ma sempre casta è. Una casta che chiede alla Magistratura più “collaborazione”, ma soprattutto meno controlli sull’azione di governo.

La realizzazione del disegno dovrebbe avvenire in tre mosse: innanzitutto facendo a pezzi il CSM, cioè infrangendo il carattere unitario della cultura giuridica che obbliga il magistrato a ricercare la verità, prima ancora delle prove per l’accusa. La seconda mossa è la sostituzione del metodo elettivo per la scelta dei componenti del CSM con il sorteggio. La motivazione alla base di questa scelta è che così verrà eliminata l’influenza delle “correnti”. Non è vero! l’”Associazione Nazionale Magistrati” continuerà a rappresentare la quasi totalità delle toghe (il 96%) ed al suo interno continueranno a vivere ed operare le sue 5 correnti. Insomma il 96% dei sorteggiati farà comunque parte di una delle 5 correnti. E allora?

La terza mossa è la più devastante. E’ quella che prevede una pesante manomissione della Carta costituzionale. Sono in balle ben sette articoli! Ebbene è lì il cuore del disegno politico della destra, perché è lì, in quei sette articoli che è custodito uno degli architravi portanti dell’ordinamento del nostro sistema democratico: la separazione dei Poteri.

Non sono un costituzionalista, ma sono un cittadino di questa Repubblica che ha le sue radici profonde nella Resistenza e so che quando viene manomessa la separazione dei poteri e il potere si concentra in poche mani, genera il fascismo. O qualche suo fac-simile.

E’ in atto da tempo un processo a scala planetaria che sospinge i sistemi di governo nella direzione di soluzioni autocratiche. Questo processo ha ricevuto nuovo impulso da quando il governo degli Stati Uniti è caduto nelle mani di Donald Trump. In Europa – nel cuore dell’UE – lo stanno già attivamente praticando l’Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca. Nel nostro Paese, come sappiamo, riceve le aperte simpatie di FdI e della Lega. In questo filone culturale e politico – per il quale è necessaria la concentrazione più ampia possibile nelle mani dell’Esecutivo -si collocano la riforma del Premierato e la riforma Nordio. Ecco dunque la filigrana vera del “riformismo della destra: l’autoritarismo di governo. Per queste ragioni chi colloca grandi figure del socialismo come Giuliano Vassalli e magari Giacomo Matteotti nel sfera di questa riforma, recita una bestemmia.

Nella Costituzione sono racchiusi insieme, lo spirito della lotta antifascista ed i valori di democrazia e di progresso che hanno fatto grande il nostro Paese. In questo momento è preciso dovere di tutti i democratici e progressisti – a partire da quelli che frequentano il campo delle forze di opposizione – difenderla dall’aggressione messa in atto da questo governo di destra. E c’è un solo modo per farlo: votare NO! alla riforma di Umberto Nordio.

Franco Lotito, Vicepresidente del “Comitato socialista per il NO – per il Referendum 2026”

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