Referendum, perché votare No anche turandosi il naso, senza se e senza ma! di Antonio Caputo

Spassionata riflessione nel mezzo di una notte di inverno con la galaverna su per li rami . Di un anziano giurista. Sine ira ac studio.
Uno dei punti piu’ problematici , “incostituzionali” nel senso di confliggere in se’ e per se’ con principi fondamentali del costituzionalismo e del diritto fondamentale alla difesa ,della riforma Nordio sta nel funzionamento dell” Alta corte chiamata a decidere sugli illeciti dei magistrati .
La riforma prevede la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i magistrati. Le sentenze di primo grado emesse dall’Alta Corte saranno appellabili solo davanti alla stessa Alta Corte, ma in una composizione diversa da quella che ha emesso la decisione iniziale. Le sentenze dell’Alta Corte non saranno per come è scritto il testo impugnabili in Cassazione, derogando al normale meccanismo costituzionale. Un mostro . Fattispecie di appello giuridicamente ” inesistente” secondo una plurisecolare dottrina e giurisprudenza . Ignorata e trasfigurata dai rottamatori . Come se lo stesso giudice che ti ha processato ti processasse una seconda volta quando tu impugni la sua decisione . A proposito di terzieta’!Sarebbe un appello, ma con una composizione dei giudici diversa rispetto al primo grado.
Motivi ammessi: L’appello sarà possibile anche per motivi di merito, non solo di legittimità.
Limitazione: L’impugnazione non sarà dunque ammessa davanti alla Corte di Cassazione, in deroga sfacciata dell’articolo 111 della Costituzione.
Questo sistema è pensato per rendere il procedimento più snello e autonomo ( sic!) La legge ordinaria definirà nel dettaglio gli illeciti disciplinari, le sanzioni, la composizione dei collegi e le procedure per il funzionamento dell’Alta Corte. Ergo la maggioranza del momento.oltretutto frutto di leggi elettorali ben poco rispettose del principio di liberta’ e eguaglianza di ciascun voto e di rappresentativita’. Diniego di giustizia ! In altro ambito di giurisdizione ” disciplinare” quella degli avvocati,ad esempio , le sentenze del CNF consiglio nazionale forense sono impugnabili in Cassazione ,ovviamente sempre per violazione di legge ex art.111 costituzione . Impugnazione, inesisente, negata ai magistrati. Mal si concilia un tale impianto con la difesa dello stato di diritto e del principio stesso di separazione dei poteri .
In base all’errato presupposto che chi ha vinto le elezioni può tutto, la riforma costituzionale è stata prepotentemente imposta dalla maggioranza e con un testo nemmeno discusso e non condiviso da un più largo schieramento parlamentare, consentendo poi che si intervenga, con legge ordinaria, a colmare “i vuoti” che, ad arte, sono stati provocati. Ciò vale innanzitutto per quel che riguarda la formazione dei due Consigli Superiori della magistratura, ma soprattutto dell’Alta corte disciplinare.
Infatti, i rappresentanti politici nei due CSM e nell’Alta corte saranno sorteggiati in una rosa di candidati preselezionata secondo criteri da stabilirsi con legge ordinaria, dunque secondo i desiderata delle maggioranze politiche che, di volta in volta, si verranno a determinare. Non è certamente arbitrario ipotizzare che “la rosa” sarà formata da soggetti tutti espressione dello schieramento al potere (o comunque certo ad esso non ostili), di modo che, all’interno dei due Organi, vi sarà una pattuglia compatta di soggetti esecutori delle direttive delle rispettive segreterie partitiche . Se lo scopo dichiarato era quello di spoliticizzare il CSM, l’effetto sarà opposto: il peso specifico dei rappresentati politici potra’ risultare di gran lunga maggiore e più incisivo. Se altro proposito enunciato era quello di scardinare una giustizia disciplinare domestica – cioè di autogoverno anche nelle funzioni disciplinari – che si ritiene troppo indulgente, l’effetto potra’ essere quello di costituire un organo che eserciterà un improprio controllo della politica sull’operato di quei magistrati ritenuti scomodi.
L’uso politico della giustizia sarà dunque molto più agevole e quasi istituzionalizzato. Giudizio altrettanto negativo deve esprimersi sulla separazione delle carriere. Oltretutto un CSM di soli Pubblici Ministeri assumerà un potere autoreferenziale di guida e condizionamento ben maggiore dell’attuale. Poiché dunque riesce difficile credere che si tratti di una riforma puramente di facciata, è legittimo ipotizzare che la finalità sia altra. Infatti, anche senza manomettere ulteriormente la Costituzione, si può (ancora una volta con legge ordinaria operante nei varchi aperti dalla “riforma”) legare il Pubblico ministero all’Esecutivo e, per esso, al ministro di Giustizia.
Se il PM, invece che esserne guida, diviene la proiezione processuale della Polizia ( che fa capo all’esecutivo), smetterà di essere il primo controllore dell’operato di quest’ultima, svestirà l’abito di parte imparziale che pur gli assegna il codice, avrà difficoltà a chiedere l’assoluzione dell’imputato pur in presenza di contesti dibattimentali che ciò suggerirebbero. Limitando il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale,peraltro gia’ in crisi, gerarchizzando gli uffici di Procura, magari anche creando un Procuratore nazionale sull’esempio del già esistente Procuratore antimafia, ma con ben più penetranti poteri (anche di avocazione), sarà agevole per una maggioranza parlamentare – quale che sia! – esercitare, con una semplice legge ordinaria, il controllo, nemmeno tanto indiretto, sulla promozione dell’azione penale, che già alcuni auspicano sia ancor piu’ discrezionale e che di fatto spesso gia’ lo e’ e non più obbligatoria. E allora il giudice potrà anche conservare la sua solipsistica indipendenza, ma giudicherà solo quei fatti e quelle persone che un PM sapientemente gli sottoporrà.
Sembra superfluo sottolineare (anche perché è già stato fatto da più parti) che le nuove norme non velocizzeranno gli interminabili iter processuali, non limiteranno gli errori giudiziari, non tuteleranno maggiormente le persone offese dai reati, né daranno maggiori spazi alle strategie difensive. Mentre l’avvocatura soprattutto dei poveri e più deboli continuerà ad avere armi sempre piu’ spuntate. Viceversa, l’effettiva divisione dei poteri verrà a essere significativamente insidiata, se non compromessa perché si consentirà al potere esecutivo di esercitare controllo di fatto sul giudiziario. E la democrazia liberale, senza la separazione dei poteri, non è più democrazia. Una riforma che certo non serve ai cittadini che non vogliono acriticamente difendere la Magistratura, ma invocano una Magistratura in grado di difenderci da soprusi e ingiustizie.
Dopo la fine ingloriosa della influencer Ferragni sarei cauto nei panni degli orchestratori della c.d. campagna referendaria nel fare uso di nani e ballerine ( espressione che porta sfortuna , Craxi docet) nel cercare di spingere al voto . Persone trattate come oggetto di propaganda da supermercato . Non e’ il massimo della fiducia nel senso civico e di autodeterminaziione di chi , popolo sovrano solo enfaticamente, ha l’onere , l’onore e il titolo, uno per uno, senza leggere un volantino di slogan, di farci sapere se vuole o no cambiare una costitizione che troppo poche persone conoscono e praticano e cercano di far conoscere . Il referendum sia una grande scuola di educazione civica costituzionale !
Avrei preferito un referendum sulla legge costituzionale di riforma dell’ordinamento giudiziario pacato con argomenti preceduti da previa conoscenza dei contenuti , in luogo di un tifo sguaiato alimentato quasi sempre da chi o non ne conosce risvolti finalità e contenuti o cerca comunque di strumentalizzare il voto per fini diversi da un si o un no ad una legge che, come non molti sanno e come molti non ne comprendono le implicazioni, modifica la costituzione . Un assetto che, bene o male, ha consentito alla magistratura italiana nel suo insieme di dare sostanza al principio di uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge che una magistratura indipendente puo’ essere in grado di potere garantire .
Avrei preferito una legge di riforma che non fosse prodotto della sola maggioranza di governo , riedizione del riformismo acostituzionale all’italiana a colpi di maggioranza, gia’ bocciato dal popolo referendario nel 2005 e nel 2016. Che sovverte il principio della sovranità popolare . Siamo dinanzi a una legge che, si dice, separa carriere gia’ separate ( riforma Cartabia ).
Avrei preferito maggiore chiarezza sulla questione ovvero sulle questioni. E’ proprio vero che lo schema, solo teorico, in quanto il rito accusatorio immaginato dal legislatore del 1989 e inattuato, pur ripreso quale principio dall’art. 111 costituzione, richiede necessariamente carriere separate di giudici e pm con due distinti ordinamenti? O non e’ piuttosto preferibile per un corretto e armonico funzionamento del sistema, consentire coordinare una osmosi proattiva delle diverse funzioni degli operatori del processo, ovviamente da non sovrapporre, avvocato, giudice, pm, sin dalla formazione comume e poi nel corso delle attività?
Avrei preferito che si fosse evitata la demonizzazione a prescindere delle correnti della magistratura associata . E che non si ritenesse il sorteggio panacea dei mali endemici della nostra italietta, dalla raccomandazione al favore illecito ( se non altro moralmente dopo l’ abolizione dell’ interesse privato in atti di ufficio e a cascame di abuso d’ufficio e traffico di imfluenze) . E’ ragionevole pensare se non ovvio che le correnti sopravviverebbero al sorteggio o si ricompatterebbero , mentre i mali endemici permarrebbero comunque , anche col concorso dei c.d. componenti laici( che tanto laici non sono provenendo dalle fila di operatori giuridici , avvocati e docenti di materie giuridiche). Avrei preferito che la raccolta delle firme da parte dei 15 richiedenti un referendum gia’ ammesso fosse iniziata subito dopo la pubblicazione della legge e non dopo la pubblicazione del quesito referendario ad opera dell’ ufficio centrale della Cassazione . Tanto premesso, un primo moto di estranazione/ rigetto rispetto al clima torbido del tifo alimentato da media e tv mi spingerebbe lontano dall’urna , in una solitudine epicurea, sola possibile pace con se stessi. Sopravviene tuttavia istintivamente e prevale il rifiuto di una legge di riforma scombiccherata e intimamente riduttiva della autonomia e indipendenza della magistratura nel suo complesso, risorsa preziosa, ma anche conquista che ciascun magistrato deve guadagnarsi sul campo, per i cittadini piu ‘ deboli e prevalentemente umiliati e offesi anche nelle aule di giustizia. E allora, che vi dico?
Turatevi comunque anche il naso se necessario e votate No.
Antonio Caputo ( presidente Federazione italiana circoli Giustizia e Liberta’)