Le ragioni del nostro NO. di Roberto Biscardini

L’orientamento prevalente per il referendum giustizia.
A marzo o ad aprile si andrà a votare per il referendum sulla giustizia. Un referendum divisivo, che presenta sia aspetti molto tecnici ed altri di natura più politica.
Se nel merito la proposta di riforma può essere largamente condivisa, considerando peraltro che alcuni di noi e molte forze politiche anche del centrosinistra hanno per anni sostenuto non solo la separazione delle carriere dei magistrati, ma anche lo sdoppiamento del CSM, l’elezione di una nuova Corte di Giustizia in materia disciplinare e, in sintonia con altri ordinamenti europei, il superamento dell’obbligatorietà dell’azione penale, più rilevante appare ormai l’aspetto politico.
Sul piano politico la proposta va rigettata con un voto contrario.
Per prima cosa per una questione di metodo: non è vero che la carta costituzionale non è modificabile, ma per stare allo spirito che la ispirò, le modifiche dovrebbero essere il frutto di una condivisione e di una discussione larga tra tutte le forze politiche, anche tra schieramenti politici diversi. Ciò non è avvenuto, nonostante sulla materia, ci fossero, in ragione del dibattito degli ultimi decenni, tutte le condizioni per poterlo fare. Il governo e la sua maggioranza non hanno voluto condividere la riforma con le opposizioni. E così il confronto ora è tutto oltre il merito.
Da una parte l’arroganza del governo che vive questa riforma come una sua personale bandiera ideologica e di posizionamento, e dall’altra la sinistra che a questo punto si trova costretta a rappresentare quella parte di opinione pubblica che vuol far sentire la propria voce contro un governo di destra-destra, espressione della regressione democratica del paese.
Su ogni cosa. Sul terreno dei diritti di libertà e di espressione dei cittadini (vedi il decreto sicurezza); sul terreno della propria autonomia in politica estera perché prevalga la cultura della pace e dei diritti anziché la cultura della guerra e del riarmo; sul terreno della giustizia sociale e fiscale per una più equa redistribuzione della ricchezza, per la difesa della dignità del lavoro e delle retribuzioni; un governo che continua ad impoverire il ceto medio e i più poveri a vantaggio dei ricchi e delle rendite.
In questo quadro, il principio di precauzione impone un’ulteriore riflessione. Il combinato disposto tra i due nuovi decreti sicurezza e la riforma della giustizia apre infatti uno spazio di rischio che non può essere ignorato. Rafforzare il potere dell’esecutivo mentre si interviene sull’assetto della magistratura significa indebolire gli argini istituzionali che dovrebbero limitare l’uso politico dei decreti e in assenza di adeguate garanzie diventa più facile per il Governo utilizzare la magistratura come strumento di legittimazione di provvedimenti repressivi, antidemocratici e potenzialmente incostituzionali. È un rischio concreto, non teorico: quando norme emergenziali e riforme strutturali si sommano, la possibilità di abuso cresce esponenzialmente. Per questo il NO assume anche il valore di una scelta prudenziale a tutela dello Stato di diritto.
In questo clima i Sì saranno interpretati dai partiti di maggioranza come un segnale di piena approvazione dell’azione del governo, al di là del contenuto della riforma e indipendentemente dalla profonda insoddisfazione che l’opinione pubblica nutre comunque nei confronti della magistratura. I No misureranno il sentimento di quella parte del paese schierata contro l’azione del governo, per un cambio di rotta rispetto ai tentativi di demolire la nostra democrazia.
Queste le ragioni del NO e la posizione politica della nostra associazione, che continua comunque a non condividere la tesi sull’immodificabilità della nostra Costituzione. Anzi, come alcuni di noi hanno sostenuto in passato, persino riformabile in toto, in ragione del bisogno di coinvolgere l’intero paese per una nuova legittimazione democratica della Carta in una società profondamente cambiata dal 1948, ma anche per fare giustizia dei tanti cambiamenti che in tutti questi anni di fatto l’hanno progressivamente modificata e stravolta, senza che questa questione venisse politicamente affrontata.
Quindi contro le modifiche a pezzi e per ragioni di pura propaganda politica come questa, ma modificabile con una procedura alta, quella che alcuni di noi hanno studiato con Giuliano Vassalli, pochi anni prima che ci lasciasse, e che ci portò alla presentazione di un progetto di legge di iniziativa popolare per l’elezione di una nuova Assemblea costituente.
Roberto Biscardini, Presidente dell’Associazione “Socialisti in Movimento”