Socialismo
Il Comitato socialista per il NO nel Referendum sulla Magistratura. di Franco Astengo

Nei giorni scorsi su iniziativa di esponenti di diverse associazione e circoli di ispirazione socialista è stato costituito, a dimensione nazionale, il “Comitato Socialista per il No nel referendum” (dovrebbe svolgersi il 22 e 23 marzo prossimi). Al Comitato ha immediatamente aderito l’ex-ministro Rino Formica e questo fatto può essere considerato un elemento politico di primaria importanza guardando anche al superamento di passate vicende evitando anacronistiche incrostazioni e/o peggio arroccamenti identitari sul passato.
Mi permetto di sottolineare positivamente la costituzione del Comitato che consente di completare il quadro politico del “NO” con una componente essenziale nello schieramento che si sta approntando per sostenere questa difficile sfida.
La presenza del Comitato Socialista consente infatti di superare in avanti quello che potrebbe essere un punto non secondario di discussione: non tanto nel peso specifico che nelle scelte di elettrici ed elettori avrà il merito delle questioni sollevate con la deforma voluta dalla destra, quanto al tema del collegamento tra la particolarità referendaria, il tema generale della tenuta della democrazia repubblicana e tra questa e la drammatica questione sociale che interessa il nostro Paese ( impegni bellici, sbilanciamento in politica estera, difficoltà europea, crisi della produzione industriale, welfare messo sotto i tacchi, politica migratoria, crescita abnorme delle disuguaglianze e di conseguenza della povertà).
E’ evidente che una impostazione “socialista” potrà fornire un forte contributo proprio in questa direzione nell’ambito di una campagna elettorale i cui contenuti dovranno essere fortemente rivolti verso la Società Civile in un contesto generale di forte crescita nella disaffezione all’interesse e all’agire politico che si sta traducendo in un picco di astensione elettorale.
Certamente il tema politico di fondo riguarderà il principio dello Stato diritto.
Il tema della governabilità ha attraversato il dibattito politico.
Progressivamente è cresciuta la decretazione d’urgenza e lo svilimento del ruolo del Parlamento: processo che ha trovato il suo punto di riferimento nella riduzione del numero dei parlamentari, fattore di riduzione secca nella rappresentatività politica e territoriale.
Un dibattito scivolato poi, pericolosamente, considerato il peso assunto dal fenomeno della personalizzazione della politica, sul nodo del “premierato” cavallo di battaglia della destra di governo.
L’occasione referendaria allora può tornare utile per tenere assieme il discorso sulla ripartizione dei poteri e sulla governabilità.
Sorge così anche un discorso riguardante la ricerca di nuove forme – autoritative – di governo ed emerge anche una necessità di distinzione non semplicemente lessicale tra “governance”, espressione di un potere articolato sul territorio per rispondere, spezzettando le diverse problematiche, in maniera sostanzialmente neo-corporativa ai bisogni espressi dai ceti sociali più forti e “governament” utilizzato per normalizzare le dinamiche sociali più fortemente conflittuali, attraverso l’espressione di un potere centrale fortemente concentrato e posto, attraverso opportuni tecnicismi che dovrebbero includere anche la legge elettorale, al riparo da confronti giudicati inopportuni.
Non ci sono risposte in termini di allargamento democratico, di ruolo delle istituzioni rappresentative, di presenza dei soggetti intermedi (partiti, sindacati), la cui funzione nel frattempo è stata ridotta al solo rango di selezionatori del personale di governo, provvisti di denaro ed elargitori di “incentivi selettivi” e non certo di soggetti propositori della rappresentanza politica e sociale.
Franco Astengo
Questa voce è stata pubblicata in Costituzione italiana, democrazia, Magistratura indipendente, Referendum 2026, Riduzione numero parlamentari, separazione dei poteri, Socialismo, votare NO.
I Socialisti votano NO! di Luca Parodi

Il raggiungimento delle 500.000 firme, appena concluso, rappresenta un segnale forte e inequivocabile. È la dimostrazione concreta della compattezza del popolo italiano di fronte alla strafottenza e all’impreparazione dell’attuale governo. Un risultato arrivato come un fulmine capace di rischiarare di speranza il nostro futuro democratico.
Come ormai ben noto, la riforma costituzionale Nordio, che prevede la separazione delle carriere e la creazione di un nuovo Consiglio Superiore della Magistratura, solleva interrogativi profondi e tutt’altro che marginali. In gioco vi sono l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della magistratura, due pilastri fondamentali per la tenuta democratica del nostro Paese.
Per questo è indispensabile continuare a battersi e a fare informazione, diffondendo con convinzione le ragioni del NO. Votare NO è necessario per bloccare una riforma che mette seriamente a rischio l’intero assetto democratico della giustizia, indebolendo l’indipendenza della magistratura e aprendo la strada a una sua pericolosa subordinazione al potere politico.
Democrazia, eguaglianza e libertà non sono slogan, ma valori sacri sui quali è nata e si è fondata la nostra Repubblica. Valori che devono essere protetti, difesi e mantenuti vivi ogni giorno.
È nostro dovere garantire l’indipendenza della magistratura e delle corti costituzionali, chiamate a vigilare sulla conformità delle nuove leggi ai principi sanciti dalla Costituzione. Senza questi contrappesi, lo Stato di diritto perde la sua essenza.
Con la legge Nordio, così come concepita dall’attuale governo Meloni, il rischio concreto è quello di scivolare verso una “dittatura della maggioranza”, in cui chi governa può farlo senza limiti e senza controlli, indipendentemente dal colore politico, di destra o di “sinistra”.
Per questo dobbiamo unirci, compattarci e far sentire la nostra voce. Un primo passo, un segnale forte e’ gia partito, ma altre lotte ci attendono prima della prossima primavera, per propagandare le ragioni del NO continuando, da Socialisti, incessantemente nel nostro lavoro.
Il NO al referendum costituzionale del 22-23 Marzo non è solo un voto, ma una scelta di responsabilità verso il futuro del Paese.
Io ci sono.
Noi Socialisti ci siamo!
IL 22 e 23 MARZO VOTIAMO NO! AL REFERENDUM COSTITUZIONALE!
Luca Parodi
Questa voce è stata pubblicata in Costituzione italiana, Giorgia Meloni, Magistratura indipendente, modifiche alla Costituzione, riforma Nordio, Senza categoria, Socialismo, votare NO.