funzionamento della giustizia
Perché bisogna votare NO. di Rino Giuliani

Il carattere essenziale dello Stato di diritto costituzionale è sempre stato delineato sul piano ideale attraverso rapporti non equivoci fra libertà e esercizio del potere. Con riflessi nella organizzazione delle giurisdizione.
La separazione dei poteri è un capisaldo del pensiero costituzionale liberale. Nella difesa dell’indipendenza della intera magistratura e del CSM si sarebbe potuta fare una separazione delle funzioni, senza ricorrere ad una revisione costituzionale, con una legge ordinaria condivisa e con un esercizio alterno delle funzioni requirenti e giudicanti.
Invece quello che con il referendum confirmatorio ci troviamo davanti sono due CSM separati, autoreferenziali, indeboliti perché privati della competenza disciplinare affidata ad una Alta Corte i cui verdetti non sono ricorribili in Cassazione.
L’uso del sorteggio nella scelta dei componenti togati delinea una composizione su criteri diseguali che da il senso delle intenzioni di condizionamento degli organismi che si vuole cambiare intervenendo sulla Costituzione .
Votare NO ad una legge che è un intervento sulle carriere e non certo una riforma della giustizia ( questa sì che sarebbe stata di interesse per i cittadini) è anche un atto responsabile di chi, cittadino, intende tutelarsi da una possibile, non auspicabile magistratura condizionata dal potere politico e da interventi dei governi.
Rino Giuliani (Vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi)
Su cosa voteremo il 22 e 23 marzo? di Sergio Bagnasco

Sulla separazione delle carriere? NO!
Persino la risposta “anche” è sbagliata perché approvando questa riforma non sapremmo in cosa consisterebbe la distinzione delle carriere.
In ogni caso, il PM ha già di base una carriera separata da quella del giudice perché se inizia come procuratore e non cambia mai funzione la sua carriera sarà quella del Procuratore.
Per abolire il passaggio di funzioni – cosa che avviene molto raramente – basta una modifica della legge ordinaria.
Voteremo sulla giustizia?
NO! Perché la riforma non riguarda il processo con i suoi inaccettabili tempi e costi per accedere al servizio giustizia.
Noi voteremo su una riforma che riguarda sostanzialmente il Consiglio Superiore della Magistratura e prevede:
– l’obbligo per il legislatore di disciplinare le distinte carriere dei magistrati giudicanti e requirenti;
– lo sdoppiamento del CSM in due organismi; uno dedicato alla valutazione professionale del giudice e uno alla valutazione professionale dei procuratori;
– il trasferimento della funzione disciplinare dal CSM al nuovo organismo che si chiamerà Alta Corte disciplinare in cui i magistrati giudicanti o requirenti saranno semplicemente “rappresentati”;
– la titolarità della funzione disciplinare esclusivamente in capo al Ministro della giustizia;
– il sorteggio dei componenti togati indistintamente tra tutti i magistrati;
– il sorteggio dei componenti laici tra un gruppo di eletti dal Parlamento e quindi con certezza graditi alla maggioranza parlamentare;
– l’eliminazione dell’organismo di rilievo costituzionale che oggi è custode delle prerogative costituzionali della magistratura.
A fronte di tutto ciò è desolante il tentativo di far passare il messaggio che questa sia una riforma per introdurre la separazione delle carriere.
Non è così!
La separazione delle carriere di fatto c’è già, come illustrato, e può essere ulteriormente disciplinata con legge ordinaria; perché allora si vuole modificare la Costituzione?
La risposta è “perché così si rafforza la scelta politica”.
Questa risposta è priva di fondamento logico perché la riforma si limita a dire al legislatore di disciplinare la distinzione delle carriere.
La riforma non specifica nemmeno che è vietato passare dalla funzione giudicante a quella requirente quindi il legislatore potrebbe lasciare l’attuale possibilità per esempio rendendo più difficile il passaggio.
Qualsiasi cosa sarà dal legislatore deciso per disciplinare le distinte carriere sarà precisato in una legge ordinaria modificabile come ogni legge ordinaria. Dove sta il rafforzamento se in Costituzione non c’è alcuna prescrizione tassativa?
In ogni caso, la distinzione delle carriere potrà prevedere esattamente quel che già adesso potrebbe essere previsto perché la nuova legge ordinaria dovrà rispettare gli attuali principi costituzionali riconfermati:
– il PM è un magistrato;
– il PM ha le stesse garanzie costituzionali del Giudice, inamovibilità compresa;
– Giudice e PM continueranno a essere titolari della funzione giurisdizionale: uno giudica i fatti che l’altro ha accertato.
Ne consegue che quando ci dicono che l’Italia è l’unico paese occidentale in cui non c’è la separazione delle carriere omettono di spiegarci a chi ci avvicineremmo: non agli USA dove il PM non è un magistrato; non a Spagna, Germania o Francia dove il PM non ha le stesse garanzie costituzionali del Giudice e/o è subordinato al Ministro di Giustizia o al Procuratore Generale che è di nomina politica.
Quindi? Perché tanta esaltazione per la separazione delle carriere se in realtà continueremmo a essere l’Italia senza alcuna caratteristica di separazione delle carriere in comune con i Paesi che vengono evocati?
Questa riforma in realtà ha lo scopo di #demolire_il_CSM per introdurre strumenti di controllo e intimidazione della magistratura la cui autonomia e indipendenza sarà compromessa già per il fatto oggettivo che la Magistratura non avrà più un organismo che potrà agire a tutela delle sue prerogative solo formalmente riconfermate.
Il CSM viene letteralmente demolito per dare vita a tre distinti organismi di rilievo costituzionale ciascuno autonomo e indipendente dagli altri e quindi nei fatti avremmo due magistrature e un Tribunale Speciale.
Quali siano i vantaggi che deriverebbero ai cittadini da questa riforma non è dato saperlo mentre non certezza sappiamo che tante cose dovrebbero far storcere il naso.
La valutazione professionale dei magistrati sarà molto più blanda perché ogni magistrato sarà valutato da un CSM composto in maggioranza da propri pari; immaginate una commissione per l’esame di maturità composta in maggioranza da studenti colleghi dell’esaminato; come giudichereste una simile commissione?
Il sorteggio consente di collocare nei CSM e nell’Alta Corte persone con un forte mandato politico mentre i magistrati sarebbero indifferenziati ma ciò non esclude che i sorteggiati non facciano le stesse cose che si imputano agli eletti e il sorteggio non esclude nemmeno che siano sorteggiati magistrati iscritti a una corrente o che una corrente risulti casualmente premiata dal sorteggio.
Lo spacchettamento del CSM priverà la magistratura di un organismo che possa agire in tutela delle prerogative costituzionali della magistratura formalmente riconfermate ma di fatto depotenziate perché private di ogni presidio posto a tutela.
L’Alta Corte, in base al testo costituzionale, sarà azionabile esclusivamente dal Ministro della Giustizia e in questo tribunale i magistrati giudicanti o requirenti saranno solo rappresentati; quindi il collegio potrebbe essere composto in maggioranza da giudici di nomina politica.
Questa riforma introduce in Costituzione molte contraddizioni e rilascia cambiali in bianco alla maggioranza parlamentare di turno perché ciò che questa riforma prevede sarà regolato da future leggi ordinarie.
Questa riforma introduce nella magistratura elementi di strutturale conflittualità perché il CSM giudicante potrebbe assumere su questioni che attengono alla magistratura posizioni divergenti rispetto al CSM requirente.
Inizierebbe una nuova stagione di incerta transizione e conflittualità.
La Costituzione si può modificare ma non per creare incertezze, conflitti e compromettere l’autonomia e l’indipendenza della magistratura che dovrebbero essere corredate da efficienza.
Ogni intervento legislativo dovrebbe mirare a rendere più efficiente la magistratura autonoma e indipendente.
#IOVOTONO e tu?
Sergio Bagnasco
Quattro motivi per votare NO al Referendum contro chi vi sta prendendo in giro. di Lorenzo Zanellato

Il No non nasce dalla difesa dell’attuale sistema così com’è, ma dal timore che questa riforma, invece di correggere i difetti della giustizia, finisca per indebolire uno dei pochi poteri che ancora possono controllare chi governa.
Il primo motivo riguarda il sorteggio; il sorteggio viene presentato come la cura miracolosa contro il correntismo, ma in realtà crea un problema più grande di quello che vorrebbe risolvere.
Un organo di autogoverno non è una giuria popolare, ma un’istituzione che decide carriere, incarichi, valutazioni e disciplina; se i magistrati vengono sorteggiati senza un mandato e senza una rappresentanza riconoscibile, mentre la componente laica continua a essere selezionata dal Parlamento, il risultato è un CSM più debole e più sbilanciato; chi arriva per scelta politica ha inevitabilmente più peso di chi arriva per caso, e questo non riduce l’influenza della politica, la rafforza.
Il secondo motivo è la separazione delle carriere; è vero che giudici e pubblici ministeri fanno mestieri diversi, ma tenerli nello stesso ordine serve a garantire che entrambi restino lontani dal potere politico; in tutti i Paesi dove le carriere sono separate, prima o poi il pubblico ministero risponde all’esecutivo;pensare che qui non accadrà significa ignorare il contesto e la storia perché La separazione non è neutra: è il primo passo verso un sistema in cui le procure diventano più controllabili, anche senza ordini diretti.
Il terzo motivo riguarda il potere disciplinare; togliere la disciplina al CSM e affidarla a un’Alta Corte separata significa spostare il cuore delle garanzie fuori dall’organo che i Costituenti avevano pensato come scudo dell’indipendenza; la disciplina è la leva più delicata che esista, perché non serve usarla spesso per farla pesare: basta sapere che può essere usata.;un magistrato che indaga su poteri forti diventa più esposto, più prudente, più solo.
Il quarto motivo è forse il più semplice; questa riforma non risolve nessuno dei problemi concreti che vengono agitati per convincere gli elettori;non rende le sentenze più severe, non evita scarcerazioni, non accelera i processi, non elimina errori giudiziari; cambia però l’equilibrio tra giustizia e politica e quando una riforma costituzionale non migliora la vita dei cittadini ma rende più difficile indagare il potere, il dubbio non è ideologico, è di buon senso.
Lorenzo Zanellato