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Socialisti e Referendum: politique d’abord. di Gianvito Mastroleo

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La Corte di Cassazione ha modificato il quesito referendario: a mio giudizio avrebbe dovuto anche annullare la precedente decisione e riaprire la procedura per una nuova data del referendum.

La questione più che tecnica è di opportunità politica: infatti, rispetto alla piega che l’insostenibilità dello scontro tra i sostenitori del SI e del NO avrebbe dovuto consigliare di aprire lo spazio al compromesso tra maggioranza e opposizione piuttosto che assuefarsi al sempre più severo irrigidimento della vita politica, istituzionale e parlamentare, del paese. Sicchè non è azzardato prospettare l’ipotesi di un “conflitto di attribuzioni” davanti la Corte Costituzionale.

Premetto, intanto, che questo contributo non entrerà nelle questioni tecniche a favore o contro il SI o il NO, ma si rivolge sopratutto ai socialisti, a mio parere, mai come in quest’occasione confusi, ma sopratutto divisi.

Confesso grande turbamento per quel che accade nella rete dove, in particolare tra i frequentatori schierati per il SÌ che si dichiarano socialisti, si sta mettendo in mostra la più feroce e disinvolta odiocrazia, con i peggiori sentimenti verso l’avversario piuttosto che quello che la migliore cultura laica ci ha tramandato: il piacere/dovere di coltivare il dubbio, l’ansia della verità attraverso il confronto, il dialogo e la tolleranza, tanto cara a Norberto Bobbio.

Gira in rete la peggiore arroganza nel sostenere le proprie ragioni, fino all’insulto personale dell’interlocutore/nemico, quasi sempre “comunista”, e s’intreccia con l’odio (più che la pur legittima critica) nei confronti di chi aderisce ad altro partito della sinistra, in particolare al PD, come se si trattasse dell’avversario della vita: ma dimenticando che se un socialista voglia davvero qualificarsi tale la prima scelta di campo da fare è la sinistra ‘senza se e senza ma’ e che nella condizione di oggi lo spirito della  coalizione andrebbe preservato sempre:  ma sopratutto ad un anno dalle elezioni politiche.

Dal punto di vista tecnico ci sono ragioni valide per entrambe le posizioni; ma c’è una parte significativa dell’elettorato che prescinde dalle tecnicalità e si orienta per il NO per le ragioni politico-costituzionali validamente sostenute da esponenti del più autentico pensiero socialista: sono fra questi, come non ho remora di affermare, rivendicando il diritto di non essere insultato (non è una esagerazione!) da molti compagni di oggi ma che al loro attivo possono vantare adesioni diverse, finanche incarichi elettivi!, da altre parti, piuttosto che aver saputo dedicare le proprie energie a ricostruire la casa comune, aggredita al limite della demolizione più completa.

Compagni che dimenticano che, ormai, il voto per il “referendum confermativo” ha smarrito la sua connotazione meramente tecnica per assumere caratura prevalentemente politica, come conseguenza, peraltro, delle motivazioni a fondamento dei promotori dell’attività del Parlamento, sempre più confinata nella maggioranza e che non riesce più a battersi per la condivisione in non pochi casi non prescindibile.

Trascrivo un post che circola in rete: “Alle prossime elezioni la sinistra non va sconfitta ma annientata definitivamente! Iniziare subito con un Sì al referendum. Più chiaro di così…….!

Sopravvive fra i socialisti una frustrazione a lungo repressa, assieme alla necessità di dare sfogo ad una sorta di rivincita verso la Magistratura, anche se per le sue innegabili responsabilità; oltre all’esigenza di individuare un nemico purché sia contro cui combattere un battaglia assai discutibile sì da legittimare se stessi: il “comunismo” ed i “comunisti”, come con sempre maggiore frequenza vengono stigmatizzati i sostenitori del NO. Ma non ci aveva insegnato Pietro Nenni che “la politica non si fa nè con i sentimenti tanto meno con i risentimenti”: e, dunque, che anche in quest’occasione occorrerebbe anteporre le ragioni della politica, piuttosto che – più o meno consciamente – assecondare la tendenza tutta meloniana alla prova generale di quello che avverrà prima il 2027 e poi il 2029, con l’elezione del Presidente della Repubblica?

La Gazzetta del Mezzogiorno del 6 febbraio scorso ha titolato l’intervista a Bobo Craxi in occasione della sua partecipazione ad un evento nei pressi di Bari: “il mio sì al referendum nella visione socialista … chi è di sinistra sulla giustizia non lo decide Carofiglio”. Tutto il mio rispetto, assieme al più netto e amichevole dissenso.

È vero, infatti, anche il contrario: chi, anche fra socialisti di antica militanza e inossidabile coerenza, si esprime per il NO non può essere etichettato come  “comunista” da parte di quei socialisti, non sempre coerenti, acquartierati in uno dei tanti Comitati che hanno scomodato la memoria immarcescibile di Giuliano Vassalli (ma anche del povero Agostino Viviani), di Falcone, oltre che di Bettino Craxi e addirittura Matteotti: anche se, molto spesso, con qualche confusione tra CPP e codice Rocco!

Forse sarebbe il caso di soffermarsi per comprendere le ragioni dell’inedito o riscoperto  attivismo socialista, con relative polemiche, ma sulla vicenda referendaria, piuttosto che nelle ormai tante elezioni generali: avrei un’idea, ma temo sia necessario capirne meglio.

E’ la ragione per la quale (da iscritto con molti, molti decenni di anzianità!) non ho condiviso la decisione  della Direzione del Partito Socialista: pur senza rinunciare ad esprimere una preferenza o un “orientamento”, infatti, sarebbe stato meglio lasciare agli iscritti libertà di voto; ragione per la quale, educato a quell’ormai residuato storico che è la “disciplina del partito” (fin dove possibile), essendo orientato verso il NO mi asterrò da ogni pubblico intervento.

Ma questo non mi impedisce anzi, credo, mi legittimi a rivolgere un accorato appello, almeno ai compagni iscritti e dirigenti del PSI,  ad astenersi da ogni atteggiamento offensivo nei confronti dei compagni (purtroppo se ne leggono proprio tanti in rete!) e a rispettare l’altrui pensiero: sapendo, ripeto, che il dubbio, il confronto, la tolleranza sono i fondamentali del pensiero socialista, la cui riemersione e rilancio gli organi dirigenti del Partito mi auguro vorranno porre in cima alle loro attenzioni.

Gianvito Mastroleo, Presidente onorario della “Fondazione Giuseppe Di Vagno (1889 – 1921)”