Un NO al Referendum per non indebolire le garanzie costituzionali dei cittadini. di Beppe Sarno

Il 22 e il 23 marzo prossimi andremo a votare per il referendum costituzionale sulla giustizia. Ricordo che i sostenitori del NO nel frattempo hanno raccolto 500.000 firme necessarie a proporre un quesito diverso sulla scheda elettorale. Vedremo il Tar Lazio cosa deciderà.
Cerco di spiegare i motivi sinteticamente i motivi che mi spingono a votare decisamente NO.
Preliarmene osservo che la separazione delle carriere esisté già. Un magistrato quando prende servizio deve scegliere a quale ruolo appartenere: requirente o giudicante e questa scelta può essere modificata una sola volta nella carriera e sono pochissimi i magistrati che ogni anno cambiano “casacca”.
Il vero obbiettivo della legge è la riforma dell’art.12 della Costituzione e con l’attuale progetto si tende a rendere subordinato al potere politico il Consiglio Superiore della Magistratura. Attualmente il CSM è composto per due terzi da magistrati e per un terzo da membri laici eletti dal parlamento scelti fra professori universitari e avvocati oltre a tre membri di diritto per un totale di 33 membri. I membri togati con l’attuale disciplina vengono eletti in diversi collegi tra magistrati di legittimità, pubblici ministeri e magistrati di merito.
IL CSM attualmente in quanto organo di autogoverno si occupa di trasferimenti, conferimenti di funzioni, nomine, formazione e delle questioni disciplinari relative a giudici, pubblici ministeri, procuratori.
Con la riforma, se approvata, avremo due CSM, uno per i requirenti ed uno per i giudici che svolgeranno le attuali funzioni ad eccezione della funzione disciplinare che sarà esercitata da un terzo organo la cd. Alta Corte Disciplinare. Quindi Il CSM o meglio i due CSM sono spogliati di un’attribuzione tipica dei modelli di governo autonomo dell’ordine giudiziario, appunto la disciplina. Quale sarà il raccordo fra questi tre organismi non è dato sapere. Con la riforma i membri togati dei due CSM verranno scelti a sorte quindi alla magistratura nel suo complesso viene sottratto l’elettorato attivo e passivo. Non vi è dubbio che Il meccanismo del sorteggio ridurrà grandemente l’autorevolezza del CSM e ne svilirà il ruolo politico-costituzionale di garanzia volto a realizzare la migliore tutela dell’indipendenza della magistratura. Un CSM i cui membri sono tirati a sorte si comprende che il peso della componente politica sarà sicuramente superiore.
Anche l’Alta Corte Disciplinare oltre a tre nominati dal presidente della Repubblica, avrebbe altri 12 membri, tutti sorteggiati: tre dal Parlamento fra un elenco di professori di materie giuridiche e avvocati con almeno 20 anni di servizio. Sei fra i magistrati giudicanti e tre fra i requirenti, tutti cassazionisti, in entrambi i casi con almeno 20 anni di servizio. I magistrati giudicanti sono quindi in netta minoranza: 9 vs 6 ed è questa l’insidia.
Concludendo con la riforma Il PM diventerà , l’organo dell’accusa e non più parte “parte imparziale”..
Questo cambiamento porterà ad una perdita di garanzie per i cittadini. Non più un PM che cerca la verità processuale e raccoglie le prove anche a favore dell’indagato, d’ora innanzi non accadrà più. Ne perderanno i cittadini ma anche la funzione del pubblico ministero che, svincolata dalla cultura delle garanzie, si troverà giocoforza a essere ripiegata nell’angusto recinto professionale del pubblico accusatore. Inoltre il peso specifico nella funzione nella composizione dell’Alta Corte disciplinare.
Il 27 gennaio il TAR Lazio dovrà pronunciarsi sulla richiesta di annullamento di tale data, avanzata dal “Comitato per il No”, il cui quesito alternativo sarebbe più complesso e conterrebbe una domanda per ciascun degli articoli che la riforma della giustizia ha modificato.
Votare NO è una scelta politica per evitare il controllo politico della magistratura e l’indebolimento delle garanzie costituzionali dei cittadini.
Beppe Sarno