Mese: agosto 2020

La grande truffa del taglio dei parlamentari. di Nicolino Corrado

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Nicolino Corrado (2)

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Alla fine, il 20 settembre andremo a votare per il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. Catalizzando decenni di lamentele da bar e di fantasie della gente comune sulla bella vita degli onorevoli, il Movimento 5 stelle, accozzaglia eterodiretta nell’ombra da una società, è riuscito a portare all’ultimo miglio la sua proposta di svalorizzazione delle istituzioni rappresentative della repubblica. Nel farlo non ha incontrato nessuna opposizione; anzi, ha avuto l’appoggio opportunistico delle altre forze parlamentari, anche di quelle, come il PD, che, in base alla passata difesa della “centralità del parlamento”, avrebbero potuto organizzare un decisa opposizione al delirio pentastellato, ma che per viltà, per opportunismo, per timore di perdere voti, si sono accodate a questa grande truffa ai danni del popolo italiano. 

Non apparteniamo alla schiera dei difensori ad oltranza della “Costituzione più bella del mondo” (Roberto Benigni dixit), anzi, ci rendiamo conto da decenni che essa necessita di aggiustamenti nella parte relativa ai pubblici poteri, per adeguarli ad una società civile che non è più quella uscita dalla macerie della seconda guerra mondiale. Ma siamo consapevoli, altresì, che nel procedere a queste riforme, occorre avere la consapevolezza che una costituzione è un organismo vivente, che ha un proprio equilibrio, che modificando una sua parte si producono conseguenze sul tutto. Una costituzione liberaldemocratica, qual è la nostra, vive di un equilibrio delicato all’interno dei suoi organi e tra i suoi organi, di pesi e contrappesi, di “checks and balances”.

Invece, l’iniziativa dei pentastellati e dei loro compagni di strada interviene con un taglio di spada sulle rappresentanza delle due camere in nome dei risparmi di spesa e dell’efficienza che si raggiungerebbero, non ponendosi alcuna domanda sui contraccolpi determinati dalla riduzione dei parlamentari sulle procedure parlamentari e sulle rappresentanze dei territori, indice questo di una mentalità semplicistica e demagogica, della ventata antipolitica che svaluta il parlamento al posto del quale meglio farebbero – nelle varie tendenze – o il Presidente della Repubblica o il partito o i capigruppo parlamentari in veste di consiglio d’amministrazione.

Il governo in carica, abbinando il referendum con elezioni amministrative in alcune regioni e comuni ha da parte sua, ha dato la propria dimostrazione di svalorizzazione del referendum, perchè la campagna elettorale in tali realtà sarà monopolizzata da partiti e candidati. Ci sarà una distorsione dell’afflusso al voto: grazie all’effetto traino, i votanti al referendum saranno più numerosi dove si svolgono le elezioni amministrative.

Venendo al merito del referendum, il taglio di 215 deputati su 630 e di 115 senatori su 315 (circa il 36% del totale) sembrerebbe vantaggioso economicamente (una tazzina di caffè al giorno per ogni contribuente!), ma non essendo compreso in progetto di riforma più organico di riforma, lungi dal rendere più efficienti le Camere, si rivela una vera sciagura per il funzionamento delle funzioni di indirizzo e di controllo e del procedimento legislativo.

Territori di una certa vastità avrebbero pochi rappresentanti parlamentari, in altri si avrebbe una rappresentanza maggioritaria di fatto, elevando cosi in modo contradittorio la soglia della rappresentanza in un periodo di crisi della rappresentanza, a causa della riduzione del numero dei parlamentari i gruppi parlamentari piu piccoli non potrebbero esprimere rappresentanti  in tutte le commissioni in cui (in sede legiferante) vengono approvate la maggior parte delle leggi.

I propugnatori del taglio, inoltre, sono tutti responsabili maggiori del fondamentale fattore di debolezza e perdita di prestigio del Parlamento: non la quantità, ma la scarsa qualità dei suoi membri. L’esorbitante numero di leggi elettorali sfornate dopo la caduta della prima repubblica ha prodotto un ceto parlamentare di nominati dai vertici di partiti, i quali non sono più i luoghi di selezione e le scuole di politica di una volta, ma entità oligarchiche o proprietà di un solo leader (ed a tale definizione non sfuggono i movimenti populisti paladini del “nuovo”): risultato, un  personale politico impreparato che spesso non ha alcuna esperienza politica o amministrativa, che produce leggi e, perfino, dichiarazioni e interviste alla stampa di scarsa qualità.

Il problema del Parlamento italiano non è il numero dei suoi membri, ma (come per altri organi costituzionali) il costo complessivo delle istituzioni Camera e Senato (spese generali e personale). Per i parlamentari il problema è rappresentato dal basso livello della loro qualità: per risolverlo sarebbero necessari partiti politici regolati per legge, in grado di selezionare e proporre all’elettorato candidati in possesso di quella qualità politica che gli attuali onorevoli non hanno.

Quindi, il 20 e 21 settembre alle urne, a respingere con un NO socialista e riformista la grande truffa del taglio dei parlamentari!

Nicolino Corrado

Articolo pubblicato al link:

https://www.socialismoitaliano1892.it/2020/08/25/la-grande-truffa-del-taglio-dei-parlamentari/?fbclid=IwAR2MeoCUA0CC_Bh3fIlS8K3vzw3qX3HEl03_zuvLhW6oWkWtxY1QVTC-wdg

Le ragioni del NO. di Alberto Benzoni

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Alberto Benzoni

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Manca meno di un mese all’appuntamento referendario. Ma non ci sono ancora i relativi cartelloni; e questo perché ci sono dei partiti che non sanno ancora cosa scriverci sopra: sì, no, forse o magari fate voi. E magari dei partiti che hanno votato più e più volte sì alla proposta di riduzione del numero dei parlamentari.
Una scelta dettata, evidentemente, non da un reale convincimento ma, insieme, da calcoli e da viltà. Si chinava il capo di fronte ad un vento populista che sembrava irresistibile; oggi questo vento ha perso la sua intensità e allora si ricomincia a fare dei calcoli.
Noi socialisti con o senza tessera rimaniamo invece fermi nella nostra opinione.
Votiamo no per difendere l’onore e il ruolo dei parlamentari, costretti al voto favorevole da un sistema politico ed elettorale che ha reso il parlamento un parlamento di nominati.
Votiamo no perché la politica e la stessa democrazia non sono un costo ma uno strumento essenziale per la collettività nazionale.
Votiamo no per difendere il ruolo essenziale del parlamento come limite e controllo alle pretese del potere; e perché l’esercizio della riflessione e del dibattito produce leggi migliori.
E votiamo, infine, per noi stessi, come cittadini perché la capacità e la stessa dignità dei nostri rappresentanti dipenderà anche dal recupero della nostra possibilità di sceglierli. e perché il pieno esercizio dei diritti democratica è il miglior antidoto all’attesa passiva dell’ennesimo salvatore della patria.

Alberto Benzoni

Votare NO. di Alberto Angeli

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Chi contro all’opinione d’altri ha predetto il successo di una cosa nel modo che poi segue, non si pensi che i suoi contraddittori, veduto il fatto, gli dieno ragione, e lo chiamino più savio o più intendente di loro: perché o negheranno il fatto, o la predizione, o allegheranno che questa e quello differiscano nelle circostanze, o in qualunque modo troveranno cause per le quali si sforzeranno di persuadere a se stessi e agli altri che l’opinione loro fu retta, e la contraria torta”.  (Leopardi – Pensieri ). Dunque, nessun accordo tra PD e i 5stelle sul voto del 20 e 21 settembre, che interesserà circa 18 milioni di votanti e 7 regioni, oltre a 2000 votazioni di enti locali. Chi aveva avanzato una previsione ( magari ricorrendo al principio di falsificabilità della predizione scientifica ricorrendo a Popper ) “ ha predetto il successo di una cosa” che sarà negata da altri, sicuramente dai 5stelle, i quali si potranno rifare con il successo che pronosticano di poter conseguire con la conferma del taglio dei parlamentari. Questo risultato negativo si aggiunge agli altri insuccessi politici che il PD, soprattutto Zingaretti, avrà annotato nel suo blocco notes, la cui lista comincia ad essere di notevole peso, alla quale potrebbe aggiungersi il risultato elettorale del 20/21 settembre e, senza una sua pronta e decisa reazione, anche quello del referendum sul taglio dei parlamentari.

L’inganno è stato atroce. Il voto dei 5stelle su alleanze e mandato, cui è seguita l’amletica risposta di Di Maio, è stato come il canto delle Sirene per Zingaretti, confortato poi dall’intervento di Conte, che ha caldeggiato il sogno di un’alleanza PD 5stelle, almeno in questo presente, per poter gestire lui i prossimi importanti passaggi fino alla elezione del nuovo capo dello Stato, cioè alle soglie del 2022. Ora, per il PD, è il momento di svegliarsi e prendere coscienza che solo ritornando nella realtà della storia, della sua origine, può arginare la deriva caotica e pericolosa per la democrazia, che si prospetta nel caso prevalga, magari per pochi voti, la linea dei 5stella sul taglio dei parlamentari.  Infatti, ormai dovrebbe essere chiaro che la tagliola autoritaria sulla quale si voterà il 20/21 settembre, serve ai 5stelle per obiettivi incompatibili con la democrazia e con una visione dello stato fondato sul mandato parlamentare ( non populista ) e fermamente ancorato ai principi costituzionali quale unica garanzia per uno svolgimento ordinato e autorevole del potere rappresentativo.

In questo convulso momento i socialisti, e ciò che rimane della sinistra e del liberalismo democratico, sono gli unici ad organizzare una resistenza contro il tentativo di trasformare ( non riformare ) la nostra democrazia e il sistema parlamentare, attivandosi nei modi che le difficoltà organizzative e scarsità dei mezzi informativi concedono loro per richiamare l’attenzione dei cittadini a votare NO al referendum. L’affermazione del NO annichilirebbe il disegno dei 5stelle e concederebbe alla sinistra una nuova possibilità di ricostruire un fronte di lavoro e riorganizzare la sua presenza nel difficile processo politico che segnerà il presente e il futuro del nostro paese. Solo la sinistra, allora, riacquistata la sua funzione, potrà dare corso alle riforme di cui tutti avvertiamo la necessità: istituzionali, mercato del lavoro, ambiente, clima, formazione, sanità, ricerca, welfare, previdenza, e lotta per il superamento delle disuguaglianze e le discriminazioni di genere, di razza e di religione.

Ecco, votare NO il 20 e il 21 può determinare questi cambiamenti. Lavoriamo per un successo di questa linea e per sconfiggere la destra e il disegno di trasformazione del nostro sistema democratico.

 

Alberto Angeli

Referendum: un voto menomato. di Angelo Sollazzo

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Angelo Sollazzo 2

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Ci troviamo di fronte a decisioni che lasciano interdetti, come quella della Corte Costituzionale che respinge il ricorso dell’Avv. Sen. Besostri sulla election-day, e quella che vede la politica portarci ad un voto in una situazione assolutamente carente di democrazia che compromette gli equilibri costituzionali.
A parte la disparità di rappresentanza tra Regioni con meno popolazione e quelle più grandi, diventa assurdo impedire ad intere aree del Paese di avere la giusta rappresentanza nelle Camere e consentendo ai capi-partito di eleggere un Parlamento di fedelissimi, anche in assenza del voto di preferenza. Insomma un Parlamento che non conterà più nulla e tutto sarà deciso dalle segreterie dei partiti, in barba al controllo democratico.
L’articolo 48 della Costituzione recita che il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Ora vi sono circa cinque milioni e mezzo di cittadini italiani che vivono all’estero e che in gran parte non potranno esprimere il loro voto referendario.
Sicuramente non sarà consentita alcuna campagna elettorale, causa la gravità della pandemia che ha colpito gran parte dei Paesi di accoglimento dei nostri connazionali, sarà anche impedita la espressione di voto per motivi organizzativi, come sempre successo per il voto politico nazionale, non si potrà votare per il rinnovo dei Consigli Regionali, in quanto sempre a causa Covid 19, non potranno rientrare in patria e che, con il sistema della legge per il voto degli italiani all’estero, legge chiaramente incostituzionale, non si potrà votare per corrispondenza ma solo rientrando in Italia.
Insomma per milioni di Italiani il voto non sarà né libero, né uguale.
Sempre che non si abbia una recrudescenza del contagio anche in Italia, ed allora il voto sarà solo per pochi intimi.
Non voler rinviare le elezioni costituisce un atto di arroganza e di tracotanza verso le forme di rappresentanza democratica.
La sinistra batta un colpo. Ma quale? Il PD sta divenendo una forza centrista e protesa solo al potere. Altri sono ben poca cosa.
Il PSI oggi compie 128 anni, primo partito dei lavoratori in Italia, deve essere saldamente ancorato a sinistra e lavorare per ricostruire la casa comune di tutti i socialisti dispersi nella galassia di associazioni e circoli che si onorano di essere socialisti. Certo contano poco. Ma almeno si fanno sentire.

Angelo Sollazzo

La politica dei paraculo. di Sergio Bagnasco

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Sino a meno di un anno fa per il M5S il taglio dei parlamentari richiedeva un piccolo adeguamento della legge elettorale; cosa che effettivamente fu fatta a maggio 2019 (legge n. 51/2019).

Poi cambiò la maggioranza e in nome di un accordo di governo il M5S spesò la tesi, sino ad allora respinta, che ci volesse una legge elettorale di tipo proporzionale per bilanciare la riduzione dei parlamentari.

Adesso sentiamo Di Maio invitare a votare SI al referendum sul taglio dei parlamentari ma allo stesso tempo afferma che prima del voto occorre che almeno una camera approvi la nuova legge elettorale perché con il taglio dei parlamentari ci vuole un sistema di tipo proporzionale. E aggiunge che non ci sarà bisogno dell’aiutino di Berlusconi

Avanti tutta con i paraculo!

Di Maio, in perfetta continuità con Renzi, ci sta dicendo che la legge elettorale è una questione della maggioranza; la sua ignoranza politica evidentemente non gli consente di comprendere cosa significhi stabilire le regole del gioco in un sistema di democrazia parlamentare.

Allo stesso tempo ci presenta la nuova legge elettorale di tipo proporzionale come una garanzia per bilanciare la perdita di rappresentatività dovuta al taglio dei parlamentari.

Ancora una volta ignoranza o disonestà intellettuale perché una legge elettorale, per quanto importante e necessaria, nel nostro sistema è una semplice legge ordinaria che non potrà mai bilanciare una riforma costituzionale perché un’altra maggioranza domani potrebbe in due ore modificarla, d’altra parte stiamo parlando di approvare la SESTA legge elettorale nazionale in appena 27 anni!

Infine, eccoci alla magica legge proporzionale che di proporzionale ha ben poco perché mantiene 29 circoscrizioni per l’elezione dei Deputati e la base regionale per l’elezione dei Senatori.

Ora, è vero che è la Costituzione a prevedere l’elezione su base regionale dei senatori ma lo fa proprio all’art. 57 che il M5S ha voluto modificare senza toccare questo aspetto. Così, passando a 200 senatori ci ritroveremo – anche con il proporzionale puro – che il Friuli Venezia Giulia eleggerà solo 3 senatori; non solo non potranno essere garantite le minoranze linguistiche di cui all’art. 6 della Costituzione ma tutte le zone periferiche, rurali, poco popolose saranno marginalizzate ed escluse a priori dalla rappresentanza politica: tutta la partita elettorale si giocherà a Udine e Trieste.

Stesso discorso si verificherà in Abruzzo, Calabria, Liguria, Umbria, Marche, Basilicata, Sardegna … tutte regioni in cui saranno eletti da 3 a 6 senatori con una soglia naturale per avere un eletto che va dal 33,33% al 16,67% con inevitabile compressione del pluralismo e della rappresentanza politica. Solo i partiti maggiori avranno degli eletti.

Alla Camera le cose non andranno diversamente perché la proposta di legge elettorale prevede 29 circoscrizioni di cui una è la Valle d’Aosta e l’altra è l’Estero. Ne consegue che le altre 27 circoscrizioni dovranno eleggere 391 deputati con una media di 14,5 deputati per circoscrizione e quindi una soglia naturale media del 6,9%: chi sarà sotto questo livello dovrà fare affidamento sui resti per avere qualche eletto.

Come se non bastasse, questa nuova porcata stellata non restituisce agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti perché non prevede il voto di preferenza.

Riducendo i parlamentari, per mantenere un minimo di pluralismo indispensabile in un sistema di democrazia e di governo parlamentare, bisognerebbe avere poche circoscrizioni per l’elezione della Camera e superare il criterio regionale di elezione del Senato.
Questa legge elettorale e questa riforma costituzionale non realizzano nessuna di queste premesse.

Ancora una volta siamo di fronte a una politica che percula i cittadini lasciando passare l’idea che c’è una soglia legale del 5% per partecipare alla ripartizione dei seggi quando in realtà la soglia naturale è decisamente più alta in quasi tutte le circoscrizioni e regioni.

Sergio Bagnasco

Facciamo del Referendum sul taglio dei Parlamentari un’occasione per sconfiggere Conte e i 5stelle. di Alberto Angeli

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Una ricerca sulle teorie della Personalità, condotta con pazienza e ridotta ad una sintesi del pensiero psichico/comportamentale, ci porta ad assimilare quella del nostro Primo Ministro alle più dotte descrizioni   che la scienza ha potuto produrre su questa materia. Una personalità di rilievo, quella di Conte, il quale, dopo l’esito positivo del vertice in cui è stato deciso il quantum del Recovery Fund, ci ha donato un saggio emblematico della sua indole vanitosa e opportunistica, annunciando che sarà lui a gestire questo aiuto dell’Europa, ( come altre partite importanti: controllo dei servizi segreti, le telecomunicazioni e la fibra, immigrazione e tante altre ) limitando il ruolo del Parlamento e delimitando quello dei partiti che lo sostengono. Allora è un fenomeno, si dovrebbe essere indotti ad esclamare: niente affatto, è solo un furbo che profitta della pigrizia del PD ad imporre ai 5stelle il rispetto degli accordi, almeno di quei punti che dovevano giustificare ( e qualificare ) l’intesa di Governo ed evidenziarne la discontinuità con il Conte uno. Che dilemma, per il PD, e quale frustrazione scoprire quale sia il vero obiettivo di Conte: superare e vincere il referendum sulla riduzione dei parlamentari, e su questa vittoria costruire la sua possibile candidatura alla Presidenza della Repubblica. Non solo quindi l’accordo su cui si è costruita questa maggioranza  non vedrà realizzarsi almeno una delle richieste del PD, ma questo partito non potrà neppure pensare o mettere in atto una crisi di governo, per non assumersi la responsabilità della catastrofe sociale e economica che si abbatterebbe sul Paese se la pandemia dovesse riesplodere nei termini vissuti.

E tuttavia il PD potrebbe trovare una via d’uscita rivedendo la sua posizione sul referendum, poiché la riforma elettorale, con il sistema  proporzionale, fatica a trovare l’accordo della maggioranza. Magari lasciando ai propri iscritti e simpatizzanti la libertà di esprimersi il 20 e 21 settembre, sperando che la riforma sia sonoramente bocciata.  Un tale risultato rimetterebbe in gioco il PD e spingerebbe i 5stelle ad una crisi di identità, avendo perso quella che dagli stessi pentestellati è considerata, per antonomasia, la più qualificante e importante, appunto perché un diretto attacco alla democrazia parlamentare costruita dopo la sconfitta del fascismo. E anche Conte sarebbe indotto a rivedere i suoi obiettivi, poiché si determinerebbe, inevitabilmente, una crisi di governo voluta dai 5stelle come reazione alla sconfitta e al giusto comportamento del PD, doverosamente chiamato dalla realtà a collocarsi dalla parte della democrazia.  Questo si prospetta come l’unico percorso per bloccare una personalità pericolosa per le sorti del Paese e per recuperare il PD a rientrare nelle file delle forze progressiste e riformiste, e riportare nella normalità il confronto politico. Un’occasione, quella del referendum, per sconfiggere il disegno dei 5stelle e di Conte, da non perdere e sulla quale richiamare il PD a riflettere e decidere per il bene del paese.

D’altro canto, se pensiamo che non esiste una sinistra strutturata, organizzata, articolata sul territorio, tenuta insieme da un’idea, un pensiero, un obiettivo sul futuro del nostro Paese, il suo orizzonte assolutistico non ha limiti. E questo deve impensierire tutti, tutti quelli che con preoccupazione vivono le quotidiane difficoltà di questo lungo periodo di crisi covid-economica: chi non ha lavoro ma tanta miseria, i giovani senza futuro, le preoccupazioni di milioni di famiglie sull’imminente anno scolastico su cui pesa l’incognita della pandemia, gli anziani sui quali Thanatòs, Cavaliere dell’apocalisse, ha già esercitato la sua violenza e gli esclusi. E poi, i grandi problemi del momento: ambiente, clima, immigrazione, terrorismo, guerra e conflitti tra Paesi e all’interno degli stessi, e tutto ai nostri confini, generati dallo scontro tra fazioni e gruppi di potere di varia natura religiosa, dietro la regia di Stati non proprio disinteressati.  Ma allora, è vero, solo un Dio può salvarci?  ( Martin Heidegger). Oppure, bisogna guardare altrove: “Voi , uomini superiori , imparate questo da me : sul mercato nessuno crede a uomini superiori . E, se volete parlare lì , sia pure ! Ma la plebe dirà ammiccando : << Noi siamo tutti uguali , l’ uomo é uomo ; davanti a Dio siamo tutti uguali ! >> . Davanti a Dio ! Ma questo Dio é morto . Davanti alla plebe, però , noi non vogliamo essere uguali. Uomini superiori , fuggite il mercato ! “ ( Nietzsche , Così parlò Zarathustra )

Alberto Angeli